sabato 20 giugno 2015

Santa Teresina: “Nella Chiesa, mia Madre”

 


Fermiamo un istante il nostro sguardo su questo capolavoro teologico di questa piccola e grande santa. Passiamo al fine settaccio della nostra mente con la mano sapiente del nostro cuore, le parole che compongono questa espressione tanto lapidaria quanto essenziale.
Per Teresa, innanzitutto, la Chiesa è Madre. “Si possono pur togliere a una madre gli occhi per sorridere, le braccia per consolare, le mani per sollevare, ma le rimarrà l’essenziale della sua missione e del suo essere: ella ha donato la vita e ama questa vita che è uscita dalla sua carne. Il cuore di una madre è un’eco sempre fremente: la madre intuisce prima che il figlio parli, raccoglie tutte le sofferenze e tutte le lacrime che sgorgano, legge l’angoscia in uno sguardo che si nasconde. Nessuna caduta la meraviglia, nessuna piaga l’inorridisce, perché ogni carne che sanguina resta sempre un po’ sua e ogni debolezza è un appello al suo amore; una madre genera durante tutta la sua vita. Questa potenza di compassione e di accoglienza fa di lei il legame vivente della famiglia, in lei si stringono e si armonizzano i destini di coloro che ha donato al mondo. I figli formano la loro vita movendosi da lei senza misurare sempre quanto le devono, ma possono pure camminare degli anni senza volgersi indietro, una provvidenza inquieta li segue, li sostiene e li incoraggia, rimane un cuore di madre ove risuonano le loro gioie e le loro speranze.
Così è della Chiesa. È una calda atmosfera materna ove i piccoli sono i più amati, ed è insieme un focolare d’espansione. Fino alla fine dei tempi i battezzati riceveranno da lei la vita, la luce e il nutrimento; e fino al ritorno di Gesù risuoneranno in lei i drammi e le fierezze dell’uomo come i brancolamenti della storia. Ma essa può contenere tutto e tutto assommare, perché il cuore della Sposa non ha altri limiti che l’immenso amore dell’Agnello. E fin da oggi, nel Mistero, ella tesse il Regno, imbastendo sulla trama immutabile del volere divino la gamma infinitamente varia delle vocazioni”[8]. Vivere nel Cuore della chiesa significa allora essere al centro del disegno di salvezza che Dio ha sull’uomo.
Teresa è dunque un’anima ecclesiale, degna figlia di Santa Teresa d’Avila, si sente figlia della Chiesa e perciò cerca, e alla fine trova, il suo posto in essa, bussa e le viene aperta la porta centrale, quella che dà accesso alla stanza principale, dove dimora il Re[9], domanda e le viene concesso di conoscere il segreti dello Sposo.
Decidere di “dimorare” nel cuore della Chiesa è per Teresa una scelta precisa e al tempo stesso dono accolto, missione ricevuta da quel Figlio di Dio che è il Capo del Corpo della Chiesa, da Dio che vuole che nulla vada perduto di ciò che è suo, neppure uno dei suoi figli.

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