venerdì 19 giugno 2015

La vocazione di Teresa

Tentiamo ora di percorrere con Teresa l’insondabile mistero del suo cuore e della sua vocazione.

Ragazza dall’inquietudine di un filosofo e dall’insaziabile curiosità di un fanciullo cerca dentro di sé, nel segreto della sua anima, a colloquio con colui che è l’eterno principio della sua esistenza, la risposta alle sue più grandi aspirazioni. Innanzitutto Teresa non teme di esprimere a Gesù tutti i suoi desideri, non teme la sua piccolezza, non ha paura della sua debolezza: “Ah, perdonami, Gesù, se sragiono volendo ridire i miei desideri, le mie speranze che si dilatano all'infinito! Perdonami e risana la mia anima donandole ciò che spera!... Essere tua sposa, Gesù, essere carmelitana, essere, grazie all'unione con te, madre di anime, dovrebbe bastarmi. Non è così!... Certo, questi tre privilegi sono la mia vocazione: Carmelitana, Sposa e Madre; ma io sento in me altre vocazioni: mi sento la vocazione di Guerriero, di Sacerdote, di Apostolo, di Dottore, di Martire; insomma, sento il bisogno, il desiderio di compiere per te, Gesù, tutte le opere più eroiche... Sento nella mia anima il coraggio di un Crociato, di uno Zuavo Pontificio: vorrei morire su un campo di battaglia per la difesa della Chiesa... Sento in me la vocazione di Sacerdote: con quanto amore, o Gesù, ti porterei nelle mie mani quando, alla mia voce, discendessi dal Cielo!... Con quanto amore ti darei alle anime!... Ma, ahimé, pur desiderando di essere Sacerdote, ammiro ed invidio l'umiltà di San Francesco d'Assisi e mi sento la vocazione di imitarlo rifiutando la sublime dignità del Sacerdozio.

O Gesù, mio amore, mia vita!... Come conciliare questi contrasti? Come realizzare i desideri della mia povera piccola anima?... Ah, nonostante la mia piccolezza, vorrei illuminare le anime come i Profeti, i Dottori! Ho la vocazione d'essere Apostolo... Vorrei percorrere la terra, predicare il tuo nome e piantare sul suolo infedele la tua Croce gloriosa! Ma, o mio Amato, una sola missione non mi basterebbe: vorrei al tempo stesso annunciare il Vangelo nelle cinque parti del mondo e fino nelle isole più lontane... Vorrei essere missionaria non solo per qualche anno, ma vorrei esserlo stata dalla creazione del mondo ed esserlo fino alla consumazione dei secoli... Ma vorrei soprattutto, o mio Amato Salvatore, vorrei versare il sangue per te fino all'ultima goccia!... […]

O mio Gesù, cosa risponderai a tutte le mie follie?... Esiste un'anima più piccola, più impotente della mia?... Eppure, proprio a causa della mia debolezza, ti sei compiaciuto, Signore, di esaudire i miei piccoli desideri infantili, e oggi vuoi esaudire altri desideri più grandi dell'universo...”[3].

Teresa non solo non si perde d’animo di fronte alla sua piccolezza ma con la tenacia di chi sa di essere sulla via giusta, con la fiducia di chi comprende che c’è un disegno da compiersi, cerca nella Parola di Dio le risposte alle sue inquetudini: “Durante l'orazione i miei desideri mi facevano soffrire un vero e proprio martirio. Aprii le epistole di San Paolo per cercare qualche risposta. Mi caddero sotto gli occhi i capitoli XII e XIII della prima lettera ai Corinzi. Nel primo lessi che non tutti possono essere apostoli, profeti, dottori, ecc..., che la Chiesa è composta da diverse membra e che l'occhio non potrebbe essere al tempo stesso la mano. La risposta era chiara ma non appagava i miei desideri, non mi dava la pace. Come la Maddalena[4] chinandosi continuamente sul sepolcro vuoto finì per trovare quello che cercava, così, abbassandomi fino alle profondità del mio nulla, mi elevai tanto in alto che riuscii a raggiungere il mio scopo... Senza scoraggiarmi continuai la lettura e questa frase mi rincuorò: « Cercate con ardore i doni più perfetti; ma io vi mostrerò una via ancora più eccellente ». E l'Apostolo spiega come tutti i doni più perfetti non sono niente senza l'Amore[5]... Che la Carità è la via eccellente che conduce sicuramente a Dio. Finalmente avevo trovato il riposo!... Considerando il corpo mistico della Chiesa, non mi ero riconosciuta in nessuno dei membri descritti da San Paolo: o meglio, volevo riconoscermi in tutti!... La Carità mi diede la chiave della mia vocazione. Capii che se la Chiesa aveva un corpo[6], composto da diverse membra, il più necessario, il più nobile di tutti non le mancava: capii che la Chiesa aveva un Cuore e che questo Cuore era acceso d'Amore. Capii che solo l'Amore faceva agire le membra della Chiesa: che se l'Amore si dovesse spegnere, gli Apostoli non annuncerebbero più il Vangelo, i Martiri rifiuterebbero di versare il loro sangue... Capii che l'Amore racchiudeva tutte le Vocazioni, che l'Amore era tutto, che abbracciava tutti i tempi e tutti i luoghi!... Insomma che è Eterno!... […] Allora, nell'eccesso della mia gioia delirante ho esclamato: O Gesù mio Amore... la mia vocazione l'ho trovata finalmente! La mia vocazione è l'Amore!... Sì, ho trovato il mio posto nella Chiesa e questo posto, o mio Dio, sei tu che me l'hai dato: nel Cuore della Chiesa, mia Madre, sarò l'Amore!... Così sarò tutto... così il mio sogno sarà realizzato!!!...”[7].

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