298 - Abbandonare il proprio
mantello è, mi sembra, rinunziare ai propri ultimi diritti, considerarsi come la
serva, la schiava delle altre. Quando si è lasciato il proprio mantello è più
facile camminare, correre, perciò Gesù aggiunge: «E chiunque vi forzi a fare
mille passi, fatene duemila di più con lui». Così non basta dare a chiunque mi
chieda qualche cosa, bisogna che io vada incontro ai desideri, che mi mostri
molto grata ed onorata di rendermi utile, e se prendono una cosa a mio uso, non
debbo mostrare di rimpiangerla, ma al contrario sembrar felice di esserne
sbarazzata. Madre cara, son ben lontana dal praticare quello che comprendo,
tuttavia il solo desiderio che ne ho, mi dà la pace.
martedì 30 giugno 2015
San Massimiliano Kolbe: il nostro Padre celeste (SK1310)
Dalla divina rivelazione noi sappiamo che dall'eternità e per sempre il Padre genera il Figlio, mentre lo Spirito procede dal Padre e dal Figlio. Questa vita della Ss. Trinità risuona, in echi innumerevoli e svariati, nelle creature uscite dalle mani di Dio uno e trino, quali somiglianze più o meno lontane da Lui. Il principio universale secondo il quale ogni effetto è simile alla causa, ha la sua piena applicazione anche qui, e si tratta di un'applicazione ancor più rigorosa, per il fatto che Dio crea dal nulla; qualsiasi cosa esista nella creazione, quindi, è tutto opera Sua.
Dal Padre, attraverso il Figlio e lo Spirito Santo, discende ogni atto dell'amore di Dio: atti creativi, atti che mantengono nell'esistenza, atti che danno la vita e il suo accrescimento, tanto nell'ordine della natura quanto nell'ordine della grazia. E così, Iddio dona l'amore alle sue innumerevoli somiglianze finite; ed anche la reazione d'amore della creazione non sale al Padre per altra via che attraverso lo Spirito e il Figlio. Non sempre ciò avviene con piena consapevolezza, tuttavia avviene sempre realmente. Dio solo e nessun altro è il creatore dell'atto di amore delle creature, ma se una di queste creature è dotata di libero arbitrio, tale atto non avviene senza il suo consenso.
Il vertice dell'amore della creazione che torna a Dio è l'Immacolata, l'essere senza macchia di peccato, tutta bella, tutta di Dio. Neppure per un istante la Sua volontà si è allontanata dalla volontà di Dio. Ella è appartenuta sempre e liberamente a Dio. E in Lei avviene il miracolo dell'unione di Dio con la creazione. A Lei, come alla propria sposa, il Padre affida il Figlio, il Figlio discende nel Suo grembo verginale, divenendo figlio di Lei, mentre lo Spirito Santo forma in Lei in modo prodigioso il corpo di Gesù e prende dimora nella Sua anima, La compenetra in modo così ineffabile che la definizione di “Sposa dello Spirito Santo” è una somiglianza assai lontana della vita dello Spirito Santo in Lei e attraverso di Lei. In Gesù vi sono due nature (la divina e l'umana) e un'unica persona (quella divina), mentre qui vi sono due nature e due sono pure le persone, lo Spirito Santo e l'Immacolata, tuttavia l'unione della divinità con l'umanità supera qualsiasi comprensione.
Dal momento in cui si è attuata tale unione, lo Spirito Santo non concede alcuna grazia, il Padre non fa scendere, attraverso il Figlio e lo Spirito, nell'anima la vita soprannaturale se non attraverso la Mediatrice di tutte le grazie, l'Immacolata, con il Suo assenso, con la Sua collaborazione. Ella riceve tutti i tesori di grazia in proprietà e li distribuisce a chi e nella misura che Ella stessa vuole.
Gesù, il Figlio di Dio e dell'uomo, l'Uomo-Dio, il Mediatore tra Dio e gli uomini è il frutto dell'amore di Dio e dell'Immacolata. Come il Figlio dall'eternità è, per così dire, il mediatore tra il Padre e lo Spirito, così Gesù, il Figlio incarnato, è divenuto mediatore diretto tra il Padre e lo Spirito Santo, considerato in certo qual modo incarnato, [cioè] l'Immacolata, Rappresentante, Madre Spirituale dell'intera umanità. E non diversamente che attraverso Lei l'amore delle creature giunge a Gesù e, attraverso Lui, al Padre. Non sempre le creature si rendono conto di tutto questo, tuttavia avviene sempre così.
In pratica, le anime si rivolgeranno sempre direttamente e con piena libertà sia all'Immacolata, sia al divino Spirito, sia a Gesù-Verbo eterno, sia al Padre celeste, ma quanto più esattamente un'anima comprenderà che tutti gli atti di amore vengono indirizzati al Padre, per il fatto che è il fine ultimo, e che nell'Immacolata essi acquistano una purezza immacolata, mentre in Gesù acquistano un valore infinito, degno della maestà santissima del Padre, tanto più essa si infiammerà di amore verso Gesù e Maria.
L'anima offre all'Immacolata i propri atti di amore non come si consegna un oggetto ad un mediatore qualsiasi, ma in proprietà, in piena ed esclusiva proprietà, poiché comprende che l'Immacolata offre a Gesù tali atti come fossero suoi propri, vale a dire li offre a Gesù senza macchia, immacolati; Gesù, poi, li offre al Padre.
In tal modo l'anima diviene sempre più dell'Immacolata, come l'Immacolata è di Gesù e Gesù del Padre.
E come la vita in seno alla Santissima Trinità è costituita dal flusso e riflusso dell'amore, così avviene pure fra il Creatore e la creatura che ritorna al Creatore, dal quale era uscita.
Lectio: Mercoledì, 1 Luglio, 2015
O Dio, che ci hai reso figli della luce
con il tuo Spirito di adozione,
fa’ che non ricadiamo nelle tenebre dell’errore,
ma restiamo sempre luminosi
nello splendore della verità.
Per il nostro Signore Gesù Cristo...
con il tuo Spirito di adozione,
fa’ che non ricadiamo nelle tenebre dell’errore,
ma restiamo sempre luminosi
nello splendore della verità.
Per il nostro Signore Gesù Cristo...
2) Lettura del Vangelo
Dal Vangelo secondo Matteo 8,28-34
In quel tempo, essendo Gesù giunto all’altra riva del mare di Tiberiade, nel paese dei Gadareni, due indemoniati, uscendo dai sepolcri, gli vennero incontro; erano tanto furiosi che nessuno poteva più passare per quella strada. Cominciarono a gridare: “Che cosa abbiamo noi in comune con te, Figlio di Dio? Sei venuto qui prima del tempo a tormentarci?”.
A qualche distanza da loro c’era una numerosa mandria di porci a pascolare; e i demoni presero a scongiurarlo dicendo: “Se ci scacci, mandaci in quella mandria”.
Egli disse loro: “Andate!”. Ed essi, usciti dai corpi degli uomini, entrarono in quelli dei porci: ed ecco tutta la mandria si precipitò dal dirupo nel mare e perì nei flutti. I mandriani allora fuggirono ed entrati in città raccontarono ogni cosa e il fatto degli indemoniati. Tutta la città allora uscì incontro a Gesù e, vistolo, lo pregarono che si allontanasse dal loro territorio.
In quel tempo, essendo Gesù giunto all’altra riva del mare di Tiberiade, nel paese dei Gadareni, due indemoniati, uscendo dai sepolcri, gli vennero incontro; erano tanto furiosi che nessuno poteva più passare per quella strada. Cominciarono a gridare: “Che cosa abbiamo noi in comune con te, Figlio di Dio? Sei venuto qui prima del tempo a tormentarci?”.
A qualche distanza da loro c’era una numerosa mandria di porci a pascolare; e i demoni presero a scongiurarlo dicendo: “Se ci scacci, mandaci in quella mandria”.
Egli disse loro: “Andate!”. Ed essi, usciti dai corpi degli uomini, entrarono in quelli dei porci: ed ecco tutta la mandria si precipitò dal dirupo nel mare e perì nei flutti. I mandriani allora fuggirono ed entrati in città raccontarono ogni cosa e il fatto degli indemoniati. Tutta la città allora uscì incontro a Gesù e, vistolo, lo pregarono che si allontanasse dal loro territorio.
3) Riflessione
• Il vangelo di oggi mette l’accento sulla potenza di
Gesù sul demonio. Nel nostro testo, il demonio o la forza del male è
associato a tre cose: a) Al cimitero, luogo dei morti. Alla morte che uccide la vita! b) Al porco, che era considerato un animale impuro. L’impurità che separa da Dio! c) Con il mare,
che era considerato come il simbolo del caos prima della creazione. Il
caos che distrugge la natura. Il vangelo di Marco, da dove Matteo prende
la sua informazione, associa la forza del male ad un quarto elemento
che è la parola Legione, (Mc 5,9), nome degli eserciti
dell’impero romano. L’impero che opprimeva e sfruttava la gente. Si
comprende così che la vittoria di Gesù sul demonio aveva un’importanza
enorme per la vita delle comunità degli anni settanta, epoca in cui
Matteo scrive il suo vangelo. Le comunità vivevano oppresse ed
emarginate, a causa dell’ideologia ufficiale dell’impero romano e del
fariseismo che si rinnovava. Lo stesso significato e la stessa portata
continuano ad essere validi oggi.
• Matteo 8,28: La forza del male opprime, maltratta e aliena le persone. Questo verso iniziale descrive la situazione della gente prima della venuta di Gesù. Nel descrivere il comportamento dei due indemoniati, l’evangelista associa la forza del male al cimitero ed alla morte. E’ un potere mortale, senza meta, senza direzione, senza controllo e distruttore, che mette paura a tutti. Priva la persona della propria coscienza, di autocontrollo e di autonomia.
• Matteo 8,29: Dinanzi alla semplice presenza di Gesù la forza del male si frantuma e si disintegra. Qui si descrive il primo contatto tra Gesù e i due posseduti. Ecco la sproporzione totale. Il potere, che prima sembrava così forte, si fonde, si disintegra dinanzi a Gesù. Loro gridano: "Che cosa abbiamo noi in comune con te, Figlio di Dio? Sei venuto qui prima del tempo a tormentarci?" Si rendono conto che stanno perdendo il potere.
• Matteo 8,30-32: Il potere del male è impuro e non ha autonomia, né consistenza. Il demonio non ha potere sui suoi movimenti. Ottiene solo di entrare nei porci con il permesso di Gesù! Una volta che ne è dentro, i porci si precipitano nel mare. Secondo l’opinione della gente, il porco era simbolo di impurità che impediva all’essere umano di relazionarsi con Dio e di sentirsi accolto da Lui. Il mare era il simbolo del caos esistente prima della creazione e che, secondo la credenza dell’epoca, continuava a minacciare la vita. Questo episodio dei porci che si precipitavano nel mare è strano e difficile da capire. Ma il messaggio è molto chiaro: dinanzi a Gesù, il potere del male non ha autonomia, non ha consistenza. Chi crede in Gesù ha già vinto il potere del male e non deve aver paura!
• Matteo 8,33-34: La reazione della gente del posto. Avvisata dai guardiani dei porci, la gente del posto va incontro a Gesù. Marco dice che videro “l’indemoniato seduto, vestito ed in perfetto giudizio” (Mc 5,15). Ma rimasero senza i porci! Per questo chiedono a Gesù di allontanarsi. Per loro i porci erano più importante della persona che era rientrata in sé.
• L’espulsione dei demoni. Al tempo di Gesù, le parole demonio o satana, si usavano per indicare il potere del male che allontanava le persone dal buon cammino. Per esempio, quando Pietro cercò di deviare Gesù, fu Satana per Gesù (Mc 8,33). Altre volte, quelle stesse parole vennero usate per indicare il potere politico dell’impero romano che opprimeva e sfruttava la gente. Per esempio, nell’Apocalisse, l’impero romano è identificato con “Diavolo o Satana” (Ap 12,9). Mentre altre volte, la gente usava le stesse parole per indicare i mali e le malattie. Si parlava di demonio, spirito muto, spirito sordo, spirito impuro, etc. Si aveva molta paura! Al tempo di Matteo, seconda metà del primo secolo, aumentava la paura dei demoni. Alcune religioni, venute dall’Oriente divulgavano un culto verso gli spiriti. Insegnavano che alcuni nostri gesti errati potevano irritare gli spiriti, e costoro, per vendicarsi, potevano impedire il nostro accesso a Dio e privarci dei benefici divini. Per questo, mediante riti e scritti, preghiere intense e cerimonie complicate, la gente cercava di calmare questi spiriti o demoni, in modo che non recassero danno alla vita. Queste religioni, invece di liberare la gente, alimentavano il timore e l’angoscia. Ora, uno degli obiettivi della Buona Notizia di Gesù era aiutare la gente a liberarsi da questo timore. La venuta del Regno di Dio significò la venuta di un potere più forte. Gesù è “l’uomo più forte” che giunge per conquistare Satana, il potere del male, strappargli dalle mani l’umanità prigioniera del timore (cf. Mc 3,27). Per questo, i vangeli insistono molto sulla vittoria di Gesù, sul potere del male, sul demonio, su Satana, sul peccato e sulla morte. Era per incoraggiare le comunità a vincere questa paura del demonio! Ed oggi, chi di noi può dire: “Io sono totalmente libero/a”? Nessuno! E allora, se non sono totalmente libero/a c’è qualche parte in me che è posseduta da altri poteri. Come scacciare queste forze? Il messaggio del vangelo di oggi continua ad essere valido per noi.
• Matteo 8,28: La forza del male opprime, maltratta e aliena le persone. Questo verso iniziale descrive la situazione della gente prima della venuta di Gesù. Nel descrivere il comportamento dei due indemoniati, l’evangelista associa la forza del male al cimitero ed alla morte. E’ un potere mortale, senza meta, senza direzione, senza controllo e distruttore, che mette paura a tutti. Priva la persona della propria coscienza, di autocontrollo e di autonomia.
• Matteo 8,29: Dinanzi alla semplice presenza di Gesù la forza del male si frantuma e si disintegra. Qui si descrive il primo contatto tra Gesù e i due posseduti. Ecco la sproporzione totale. Il potere, che prima sembrava così forte, si fonde, si disintegra dinanzi a Gesù. Loro gridano: "Che cosa abbiamo noi in comune con te, Figlio di Dio? Sei venuto qui prima del tempo a tormentarci?" Si rendono conto che stanno perdendo il potere.
• Matteo 8,30-32: Il potere del male è impuro e non ha autonomia, né consistenza. Il demonio non ha potere sui suoi movimenti. Ottiene solo di entrare nei porci con il permesso di Gesù! Una volta che ne è dentro, i porci si precipitano nel mare. Secondo l’opinione della gente, il porco era simbolo di impurità che impediva all’essere umano di relazionarsi con Dio e di sentirsi accolto da Lui. Il mare era il simbolo del caos esistente prima della creazione e che, secondo la credenza dell’epoca, continuava a minacciare la vita. Questo episodio dei porci che si precipitavano nel mare è strano e difficile da capire. Ma il messaggio è molto chiaro: dinanzi a Gesù, il potere del male non ha autonomia, non ha consistenza. Chi crede in Gesù ha già vinto il potere del male e non deve aver paura!
• Matteo 8,33-34: La reazione della gente del posto. Avvisata dai guardiani dei porci, la gente del posto va incontro a Gesù. Marco dice che videro “l’indemoniato seduto, vestito ed in perfetto giudizio” (Mc 5,15). Ma rimasero senza i porci! Per questo chiedono a Gesù di allontanarsi. Per loro i porci erano più importante della persona che era rientrata in sé.
• L’espulsione dei demoni. Al tempo di Gesù, le parole demonio o satana, si usavano per indicare il potere del male che allontanava le persone dal buon cammino. Per esempio, quando Pietro cercò di deviare Gesù, fu Satana per Gesù (Mc 8,33). Altre volte, quelle stesse parole vennero usate per indicare il potere politico dell’impero romano che opprimeva e sfruttava la gente. Per esempio, nell’Apocalisse, l’impero romano è identificato con “Diavolo o Satana” (Ap 12,9). Mentre altre volte, la gente usava le stesse parole per indicare i mali e le malattie. Si parlava di demonio, spirito muto, spirito sordo, spirito impuro, etc. Si aveva molta paura! Al tempo di Matteo, seconda metà del primo secolo, aumentava la paura dei demoni. Alcune religioni, venute dall’Oriente divulgavano un culto verso gli spiriti. Insegnavano che alcuni nostri gesti errati potevano irritare gli spiriti, e costoro, per vendicarsi, potevano impedire il nostro accesso a Dio e privarci dei benefici divini. Per questo, mediante riti e scritti, preghiere intense e cerimonie complicate, la gente cercava di calmare questi spiriti o demoni, in modo che non recassero danno alla vita. Queste religioni, invece di liberare la gente, alimentavano il timore e l’angoscia. Ora, uno degli obiettivi della Buona Notizia di Gesù era aiutare la gente a liberarsi da questo timore. La venuta del Regno di Dio significò la venuta di un potere più forte. Gesù è “l’uomo più forte” che giunge per conquistare Satana, il potere del male, strappargli dalle mani l’umanità prigioniera del timore (cf. Mc 3,27). Per questo, i vangeli insistono molto sulla vittoria di Gesù, sul potere del male, sul demonio, su Satana, sul peccato e sulla morte. Era per incoraggiare le comunità a vincere questa paura del demonio! Ed oggi, chi di noi può dire: “Io sono totalmente libero/a”? Nessuno! E allora, se non sono totalmente libero/a c’è qualche parte in me che è posseduta da altri poteri. Come scacciare queste forze? Il messaggio del vangelo di oggi continua ad essere valido per noi.
4) Per un confronto personale
• Oggi cosa opprime e maltratta la gente? Perché oggi
in certi luoghi si parla tanto di scacciare demoni? E’ bene insistere
tanto sul demonio? Cosa ne pensi?
• Chi di noi può dire che è totalmente libero o liberato? Nessuno! E allora, siamo un po’ tutti posseduti da altre forze che occupano qualche spazio dentro di noi. Come fare per espellere questo potere da dentro di noi e dalla società?
• Chi di noi può dire che è totalmente libero o liberato? Nessuno! E allora, siamo un po’ tutti posseduti da altre forze che occupano qualche spazio dentro di noi. Come fare per espellere questo potere da dentro di noi e dalla società?
5) Preghiera finale
Paziente e misericordioso è il Signore,
lento all’ira e ricco di grazia.
Buono è il Signore verso tutti,
la sua tenerezza si espande su tutte le creature. (Sal 144)
lento all’ira e ricco di grazia.
Buono è il Signore verso tutti,
la sua tenerezza si espande su tutte le creature. (Sal 144)
da | O. Carm
lunedì 29 giugno 2015
Dagli scritti di santa Teresina ( 6)
297 - Dicevo: Gesù non vuole
che io reclami ciò che mi appartiene; ciò dovrebbe sembrarmi facile e naturale,
poiché niente è mio. Ai beni della terra ho rinunciato per il voto di povertà,
non ho dunque il diritto di lamentarmi se mi viene tolta una cosa che non mi
appartiene, e debbo invece rallegrarmi quando mi accade di sentirla, la
povertà. In altri tempi mi pareva di non essere attaccata a nulla, ma da quando
ho capito le parole di Gesù, vedo che, all'atto pratico, sono molto imperfetta.
Per esempio, delle cose necessarie per dipingere nessuna e mia, lo so bene; ma
se, mettendomi all'opera, trovo pennelli e pitture tutti sottosopra, se un
regolo o un temperino sono spanti, la pazienza è li lì per abbandonarmi e devo
prendere il coraggio a due mani per non richiedere con una certa amarezza gli
oggetti che mi mancano. Bisogna bene, a volte, chiedere le cose indispensabili,
ma facendolo con umiltà non si manca al comandamento di Gesù, anzi, si agisce
come i poveri, i quali tendono la mano per ricevere ciò che loro è necessario:
se vengono respinti, non se ne meravigliano, nessuno deve loro niente. Ah,
quale pace inonda l'anima quando s'innalza al di sopra dei sentimenti della
natura! Non esiste gioia paragonabile a quella che gusta il vero povero di
spirito. Se chiede con distacco una cosa necessaria, e non soltanto questa cosa
gli viene rifiutata, ma addirittura cercano di prendere quello che ha, egli
segue il consiglio di Gesù: «Abbandonate anche il vostro mantello a colui che
vuol litigare per avere il vostro vestito»
San Massimiliano K.: Immacolata Niepokalanów, fine anno 1937 (SK 1286)
Ciò che esiste o è Dio o proviene da Dio.
Nella Ss. Trinità Dio è Padre o procede dal Padre.
Ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria.
Il Padre opera unicamente attraverso il Figlio e lo Spirito Santo.
Gesù Cristo è il Figlio incarnato.
L'Immacolata è lo Spirito Santo in certo qual modo incarnato.
Nel Padre vi è una persona e una natura.
In Gesù Cristo vi è una persona e due nature.
Nell'Immacolata vi sono due persone e due nature, unite però nel modo più stretto possibile.
In un'anima giusta è presente lo Spirito
Santo; perciò nell'Immacolata, la creatura più giusta, lo Spirito Santo
è presente nel modo più perfetto possibile. L'Immacolata non è solo
“concepita senza peccato”, ma anche “Immacolata Concezione” (Lourdes).
Perciò, lo Spirito Santo regna in Lei nel modo più perfetto possibile.
Ogni azione proviene dal Padre
attraverso Gesù e l'Immacolata, e giunge alle anime, mentre la reazione
parte dalle anime e, attraverso l'Immacolata e Gesù, giunge al Padre.
Tra il Padre e Gesù, e tra Gesù e
l'Immacolata vi è unione perfetta; solo tra l'Immacolata e le anime vi è
molto da perfezionare.
Di qui la M.I.; parlare spesso dell'Immacolata; e pensare a Lei e raccontare e ascoltare su di Lei.
L'Immacolata è la Mediatrice di tutte le
grazie, poiché Ella appartiene allo Spirito Santo, a motivo della più
intima e vitale unione con lo Spirito Santo. Ecco perché attraverso Lei
si va a Gesù e al Padre.
La causa dell'Immacolata è un mistero
propriamente detto, poiché Ella è la Madre di Dio e Dio è infinito,
mentre la nostra intelligenza è limitata.
Lectio: Martedì, 30 Giugno, 2015
1) Preghiera
O Dio, che ci hai reso figli della luce
con il tuo Spirito di adozione,
fa’ che non ricadiamo nelle tenebre dell’errore,
ma restiamo sempre luminosi
nello splendore della verità.
Per il nostro Signore Gesù Cristo...
con il tuo Spirito di adozione,
fa’ che non ricadiamo nelle tenebre dell’errore,
ma restiamo sempre luminosi
nello splendore della verità.
Per il nostro Signore Gesù Cristo...
2) Lettura del Vangelo
Dal Vangelo secondo Matteo 8,23-27
In quel tempo, essendo Gesù salito su una barca, i suoi discepoli lo seguirono. Ed ecco scatenarsi nel mare una tempesta così violenta che la barca era ricoperta dalle onde; ed egli dormiva.
Allora, accostatisi a lui, lo svegliarono dicendo: “Salvaci, Signore, siamo perduti!”
Ed egli disse loro: “Perché avete paura, uomini di poca fede?” Quindi levatosi, sgridò i venti e il mare e si fece una grande bonaccia.
I presenti furono presi da stupore e dicevano: “Chi è mai costui al quale i venti e il mare obbediscono?”
In quel tempo, essendo Gesù salito su una barca, i suoi discepoli lo seguirono. Ed ecco scatenarsi nel mare una tempesta così violenta che la barca era ricoperta dalle onde; ed egli dormiva.
Allora, accostatisi a lui, lo svegliarono dicendo: “Salvaci, Signore, siamo perduti!”
Ed egli disse loro: “Perché avete paura, uomini di poca fede?” Quindi levatosi, sgridò i venti e il mare e si fece una grande bonaccia.
I presenti furono presi da stupore e dicevano: “Chi è mai costui al quale i venti e il mare obbediscono?”
3) Riflessione
• Matteo scrive per i
giudei convertiti degli anni settanta che si sentivano persi
come una barca in mezzo al mare in burrasca, senza la speranza
di poter raggiungere il porto desiderato. Gesù sembra essersi
addormentato nella barca, e per loro sembra che nessun potere divino
venga a salvarli dalla persecuzione. Dinanzi a questa situazione
di disperazione e di angoscia, Matteo raccoglie diversi episodi
della vita di Gesù per aiutare le comunità a scoprire, nel
mezzo di una apparente assenza, la presenza accogliente e
potente di Gesù vincitore che domina il mare (Mt 8,23-27), che
vince e scaccia il potere del male (Mt 9,28-34) e che ha il potere di
perdonare i peccati (Mt 9,1-8). Con altre parole, Matteo vuole
comunicare la speranza e suggerire che le comunità non hanno
motivo di temere. Ecco il motivo della narrazione della tempesta
calmata del vangelo di oggi.
• Matteo 8,23: Il punto di partenza: salire su una barca. Matteo segue il vangelo di Marco, ma lo abbrevia e lo inserisce nel nuovo schema da lui adottato. In Marco, la giornata era stata molto pesante a causa del lavoro svolto. Terminato il discorso delle parabole (Mc 4,3-34), i discepoli portarono Gesù in barca ed era talmente stanco che si addormentò su un cuscino (Mc 4,38). Il testo di Matteo è ben più breve. Dice solamente che Gesù entrò nella barca ed i discepoli lo accompagnavano. Gesù è il Maestro, i discepoli seguono il maestro.
• Matteo 8,24-25: La situazione disperata: “Siamo perduti!” Il lago di Galilea è vicino ad alte montagne. A volte, tra le feritoie delle rocce, il vento soffia forte sul lago causando una tempesta repentina. Vento forte, mare agitato, barca piena d’acqua! I discepoli erano pescatori sperimentati. Se loro pensavano che stavano per affondare, vuol dire che la situazione era veramente pericolosa! Però Gesù non se ne rende conto, e continua a dormire. Loro gridano: "Salvaci, Signore, siamo perduti!" In Matteo, il sonno profondo di Gesù non è solo segno di stanchezza. E’ anche espressione di fiducia tranquilla di Gesù in Dio. Il contrasto tra l’atteggiamento di Gesù e dei discepoli è enorme!
• Matteo 8,26: La reazione di Gesù: “Perché avete paura?” Gesù si sveglia, non per le onde, ma per il grido disperato dei discepoli. E si rivolge a loro dicendo: “Perché avete paura? Uomini di poca fede!” poi si alza, sgrida i venti ed il mare, e la calma ritorna ovunque. Si ha l’impressione che non c’era bisogno di calmare il mare, perché non si correva nessun pericolo. E’ come quando si arriva a casa di un amico, ed il cane, accanto al padrone, abbaia molto. Ma non si deve avere paura, perché il padrone è lì presente e controlla la situazione. L’episodio della tempesta calmata evoca l’esodo, quando la gente, senza paura, passava tra le acque del mare (Es 14,22). Gesù ricrea l’esodo. Evoca il profeta Isaia che diceva alla gente: “Se dovrai attraversare le acque, sarò con te!” (Is 43,2). L’episodio della tempesta calmata evoca e realizza la profezia annunciata nel Salmo 107:
Coloro che solcavano il mare sulle navi,
e commerciavano sulle grandi acque
videro le opere del Signore,
e i suoi prodigi nel mare profondo.
Egli parlò e fece levare un vento burrascoso
che sollevò i suoi flutti.
Salivano fino al cielo, scendevano negli abissi;
la loro anima languiva nell’affanno.
Ondeggiavano e barcollavano come ubriachi,
tutta la loro perizia era svanita.
Nell’angoscia gridarono al Signore,
ed egli li liberò dalle loro angustie.
Ridusse la tempesta alla calma, tacquero i flutti del mare.
Si rallegrarono nel vedere la bonaccia
ed egli li condusse al porto sospirato. (Sal 107,23-30)
• Matteo 8,27: Lo spavento dei discepoli: “Chi è costui?” Gesù chiese: “Perché temete?” I discepoli non sanno cosa rispondere. Stupiti, si chiedono: “Chi è costui al quale il mare ed i venti obbediscono?” Malgrado la lunga convivenza con Gesù, non sanno ancora chi sia. Gesù sembra per loro un estraneo! Chi è quest’uomo?
• Chi è quest’uomo? Chi è Gesù per noi, per me? Questa deve essere la domanda che ci spinge a continuare la lettura del Vangelo, tutti i giorni, con il desiderio di conoscere sempre meglio il significato e l’importanza della persona di Gesù per la nostra vita. Da questa domanda nasce la cristologia. Non nasce da elevate considerazioni teologiche, ma dal desiderio dei primi cristiani di incontrare sempre nuovi nomi e titoli per esprimere ciò che Gesù significava per loro. Sono decine di nomi, titoli ed attributi, da quello di falegname a figlio di Dio, che Gesù esprime: Messia, Cristo, Signore, Figlio amato, Santo di Dio, Nazareno, Figlio dell’Uomo, Sposo, Figlio di Dio, Figlio del Dio altissimo, Falegname, Figlio di Maria, Profeta, Maestro, Figlio di Davide, Rabbonì, Benedetto colui che viene nel nome del Signore, Figlio, Pastore, Pane di Vita, Risurrezione, Luce del mondo, Cammino, Verità, Vita, Re dei Giudei, Re di Israele, etc., etc. Ogni nome, ogni immagine, è un tentativo di esprimere ciò che Gesù significava per loro. Ma un nome, per bello che sia, non arriva mai a rivelare il mistero di una persona, e molto meno della persona di Gesù. Gesù non entra in nessuno di questi nomi, in nessun schema, in nessun titolo. Lui supera tutto, è il più grande! Non può essere inquadrato. L’amore coglie tutto questo, il cervello no! Partendo da questa esperienza di amore vivo i nomi, i titoli e le immagini ricevono il loro pieno significato. In definitiva, chi è Gesù per me, per noi?
4) Per un confronto personale
• Qual era il mare
agitato al tempo di Gesù? Qual era il mare agitato all’epoca in
cui Matteo scrive il vangelo? Qual è oggi il mare agitato per
noi? Sei stato/a qualche volta a punto di affogarti nelle acque
agitate del mare della vita? Cosa ti ha salvato?
• Chi è Gesù per me? Qual è il nome di Gesù che esprime meglio la mia fede e il mio amore?
• Chi è Gesù per me? Qual è il nome di Gesù che esprime meglio la mia fede e il mio amore?
5) Preghiera finale
Una generazione narra all’altra le tue opere Signore,
annunzia le tue meraviglie.
Proclamano lo splendore della tua gloria
e raccontano i tuoi prodigi. (Sal 144)
annunzia le tue meraviglie.
Proclamano lo splendore della tua gloria
e raccontano i tuoi prodigi. (Sal 144)
da O. Carm
domenica 28 giugno 2015
Preghiera di S. Teresa D'Avila: LA TUA VOLONTA' SI COMPIA IN ME
In questo istante, o mio Dio,
liberamente e senza alcuna riserva,
io consacro a te il mio volere.
Purtroppo, Signore, la mia volontà
non sempre si accorda con la tua.
Tu vuoi che ami la verità
e io spesso amo la menzogna.
Tu vuoi che cerchi l'eterno
e io mi accontento dell'effimero.
Tu vuoi che aspiri a cose grandi
e io mi attacco a delle piccolezze.
Quello che mi tormenta, Signore,
è di non sapere con certezza
se amo te sopra ogni cosa.
Liberami per sempre da ogni male,
la tua volonta' si compia in me:
solo tu, Signore, sii il mio tutto.
Amen
Santa Teresa d'Avila (1515-1582)
L’irresistibile leggerezza dell’essere
foto di Mario Barbieri
di Mario BarbieriHo assistito e partecipato all’incontro del 25 Giugno a Modena, per il settimo (e ultimo) incontro del ciclo “Giovani, Famiglia e Società”, dove il “primo relatore”, l’invitato d’onore, come credo tutti sappiano su questo blog, era Costanza.
Volevo qui condividere alcune sensazioni e considerazioni che vorrebbero andare oltre il semplice plauso o i complimenti a Costanza, anche perché sono fermamente convinto che in un’ottica cristiana, le eccessive lodi ad una persona, ancor più se la si stima, non sono un gran regalo da farsi, anzi possono trasformarsi in un inconsapevole “sgambetto”…
Ciò detto, devo dire che ancora una volta (non è la prima che ascolto Costanza parlare in pubblico), mi ha favorevolmente colpito la sua “leggerezza”, il suo estremo garbo e anche la sua ironia (spesso auto-ironia), nell’affrontare temi non dico scabrosi, ma certamente seri ed importanti.
Possiede anche un discreto “sense of humor”, alcune battute direi sarebbero degne di esser citate sul palco di Zelig (quella dell’Apollo 13 con a bordo una donna – non se ne abbia a male la nostra formidabile Cristoforetti – è spassosissima).
Queste peculiarità, certo devono esserle in qualche modo connaturate, per carattere, indole e propria formazione, ma hanno dei tratti che mi piace riportare allo spartito, anzi al pentagramma, che fa da ossatura a queste o quelle note, che diversamente suonerebbero come assoluta cacofonia.
Lo spartito, il sottofondo musicale del dire di Costanza e che ha in comune ad altri, è la Fede, la Fiducia, la Speranza ed anche direi la Carità (quella Evangelica). Questo fa si che come il “bel canto”, il dire non si imponga a forza, non diventi un disturbo, una violenza, ma qualcosa che allieta, che può anche trasformare l’umore di un singolo momento o di un’intera giornata.
Dovrebbe essere credo, l’essenza non tanto dell’Annuncio Cristiano, che può anche avere toni ieratici, profetici, perentori se così Dio vuole, quanto quello della nostra singola, feriale, umana testimonianza. Qualcosa che, indipendentemente da chi ci troviamo di fronte, viene porta all’altro come si porge un dono, un omaggio. Anche spogliando un po’ se stessi, mostrandosi più che mettendosi in mostra, mostrandosi per quello che si è, perché l’altro possa in noi riconoscersi e, come diceva anche Costanza in quell’incontro, pensare: “ma se ce l’ha fatta lei/lui, perché non posso anch’io?”
Ho osservato attentamente durante l’incontro, il “malcapitato” (scherzo, non so se lo era…) che sul palco era certo stato mandato d’ufficio, a rappresentare la Banca “sponsor” – e nessuno si scandalizzi, anche gli “sponsor” sono a volte necessari – e che ha fatto il suo intervento formale e professionale.
Non so nulla di quel giovane bancario, della sua vita, tanto meno della sua Fede o se dentro di sé aveva tirato accidenti per una serata sprecata a cui non aveva potuto sottrarsi, ma… ma vi posso assicurare che se l’è goduta. Non si è perso un passaggio del parlare di Costanza, non s’è perso un battuta, ridendo e applaudendo di gusto con l’assemblea. Un’attenzione troppo viva per non pensare che il tutto l’abbia colpito. Magari in tante cose si è ritrovato, certo credo non sia tornato a casa come era arrivato.
Questo anche è il valore, l’essenza, la gioia, la forma della testimonianza e della testimonianza Cristiana, perché forse la parola “Dio” o il nome di Gesù o i Dogmi o il Catechismo, non sono stati ripetuti a raffica, ma non di meno non potevano essere “non udibili”, perché stavano in quella melodia. Perché la domanda che chiama a conversione non è “come faccio a imparare tute queste cose”, ma “come mai la tua vita è così (e la mia no)?”.
Il far sorgere questa domanda è dato a tutti, se la nostra vita pur con tutti, tutti i nostri limiti è redenta. E non dobbiamo e non possiamo sottrarci, perché non è necessario stare su un palco, aver scritto un libro o essere “Costanza”, basta aver fatto esperienza dell’Amore di Dio e non nasconderlo (come il servo infingardo dell’unico talento).
Vi è un’altra cosa che già da molto mi sorprende, ed è la capacità di sondare le dinamiche umane come il più sapiente degli psicologi o psichiatri, se vogliamo. Sentire parlare Costanza di tutte le dinamiche del rapporto uomo-donna, ma anche uomo-donna-figli, quelle dinamiche che trovano motivo nella nostra profonda e specifica natura e nell’essere diversi ma complementari è sorprendente ma nello stesso tempo risulta naturale.
Potrei quasi dire che nella mente del credente, si trasfonde una conoscenza che è quella che il Creatore ha della Sua Creatura. Una visione che nell’Uomo a me piace chiamare discernimento, che appunto discerne gli spiriti, gli umori, le pulsioni e le persone. Non sto parlando di una mistica arte divinatoria o di chissà quali poteri paranormali, ma il saper leggere l’uomo per quello che è, capirne la psicologia profonda e soprattutto averne misericordia.
Ma misericordia, già sembra un termine di chi è accondiscendente (non parlo ovviamente della Misericordia divina), di chi guarda le cose un po’ dall’alto… parlo invece della misericordia di chi ha “cura”, di chi si fa carico dei pesi dell’altro con la stessa filosofia che è nella parola tanto concreta e materiale della Liturgia di questa Domenica: “Per il momento la vostra abbondanza supplisca alla loro indigenza, perché anche la loro abbondanza supplisca alla vostra indigenza…” (2Cor 8, 14). Dove è chiaro che in questo contesto non mi riferisco ad un’abbondanza e un’indigenza solo materiali, anzi.
Così mi auguro che da incontri come questi non si apprendano delle “formulette”, dei piccoli segreti per viver meglio la nostra relazione sponsale o altro che sia, ma che si trovi il desiderio e lo stimolo per la testimonianza bella del bello, del bello che c’è in noi, del bello che c’è in noi nel nostro rapporto intimo con Dio da cui ogni altro rapporto prende senso e misura e pienezza.
Mi sia consentito anche un pubblico e personale grazie, per una cosa semplice come quella di aver avvicinato Costanza e dopo essermi fatto riconoscere per chi ogni tanto è qui ospite di scritto e partecipante a volte invadente, mi sono sentito rivolgere un: “Uhhh, che bello… aspetta aspetta…” per aspettare la sua circumnavigazione del tavolo del palco e poi ricevere un abbraccio, come di chi abbraccia un amico fraterno che si ritrova dopo tempo o a lungo atteso.
Grazie Costanza.
Quel “fanatismo” che va a nozze gay e Califfato islamico per soldi e avversione al cristianesimo
Now the law of the land...
di Luigi Amicone
Antonio Gramsci era un
marxista che rimproverava al cristianesimo una visione dell’uomo che ha
plasmato «tutte le filosofie». «È su questo punto – diceva Gramsci – che
occorre riformare il concetto dell’uomo». Come? «Se ci pensiamo, vediamo che
ponendoci la domanda che cosa è l’uomo vogliamo dire: che cosa l’uomo può
diventare, se cioè l’uomo può dominare il proprio destino, può “farsi”, può
crearsi una vita. Diciamo dunque che l’uomo è un processo e precisamente è il
processo dei suoi atti». (Il materialismo storico, Ed. Riuniti, Roma
1977, pp. 32-35).
«Bisogna riformare il
concetto di uomo». Se ci pensiamo, la militanza sotto il Califfato in Oriente e
la militanza sotto l’agenda Lgbt in Occidente sono due apparenti opposizioni
che incarnano un unico gigantesco sforzo (jihad) di “riforma” dell’uomo. E
nello stesso identico “spirito di servizio”. Quale spirito di servizio? Lo
spirito anticristiano. Se ci pensiamo, infatti, l’essere che oggi proclama la
propria radicale avversione all’uomo in nome di Dio e la propria radicale
avversione a Dio in nome dell’uomo, è un essere che, in particolare, proclama
la propria radicale avversione al cristianesimo. E questa sarebbe la “riforma”
fondamentale dell’uomo, l’aveva vagheggiata Gramsci e realizzata Nietzsche, «è
il nostro gusto che decide contro il cristianesimo».
Fin qui l’osservazione di
carattere, diciamo così, filosofico. Ma se dall’esame della filosofia che
sembra ispirare l’attuale spirito del tempo che vede due opposte volontà di
potenza convergere nichilisticamente contro il nemico comune – il cristianesimo
– importa anche rilevare la pratica di dominio che questa filosofia-spirito-del-tempo
sottende. Perché, solo per fare un esempio, l’attuale amministrazione
democratica americana che si è fatta “luce del mondo” nobilitando
l’indifferenza sessuale, rimane ad oggi quasi del tutto indifferente (o
“riluttante”, come si dice) all’intervento contro il Califfato, il più bestiale
dei fenomeni totalitari che si siano visti dopo il Terzo Reich e il comunismo
asiatico alla Pol Pot? Siamo sicuri che il “fanatismo economico”, per dirla con
il giovane filosofo marxista Diego Fusaro, non sia giunto a sposarsi con il
fanatismo tout-court, si tratti di negare l’evidenza di ciò che sta alla base
della famiglia o di impedirsi l’uso della forza davanti all’evidenza della
ferocia dispiegata?
Le osservazioni di Fusaro sul Fatto
Quotidiano sono in effetti molto interessanti.
Riguardano solo un aspetto della questione sopra esposta e sono state scritte
all’indomani del Family Day del 20 giugno scorso.
Sentiamo cosa dice.
«Tra gli ostacoli che il
capitale mira ad abbattere vi è, anzitutto, la comunità degli individui
solidali che si rapportano secondo criteri esterni al nesso mercantile
del do ut des. Il capitale aspira, oggi più che mai, a neutralizzare
ogni comunità ancora esistente, sostituendola con atomi isolati incapaci di
parlare e di intendere altra lingua che non sia quella anglofona dell’economia
di mercato». E ancora. «Se la famiglia comporta, per sua natura, la stabilità
affettiva e sentimentale, biologica e lavorativa, la sua distruzione risulta
pienamente coerente con il processo oggi in atto di precarizzazione delle
esistenze. Il fanatismo economico aspira a distruggere la famiglia, giacché
essa costituisce la prima forma di comunità ed è la prova che suffraga
l’essenza naturaliter comunitaria dell’uomo. Il capitale vuole vedere
ovunque atomi di consumo, annientando ogni forma di comunità solidale estranea
al nesso mercantile».
Da tutto ciò ne consegue
«che l’odierna difesa delle coppie omosessuali da parte delle forze
progressiste non ha il proprio baricentro nel giusto e legittimo riconoscimento
dei diritti civili degli individui, bensì nella palese
avversione nei confronti della famiglia tradizionale e, più in generale,
di tutte le forme ancora incompatibili con l’allargamento illimitato della
forma merce a ogni ambito dell’esistenza e del pensiero». Conclusione: «La
“destra del denaro” detta le leggi strutturali, la “sinistra del costume”
fornisce le sovrastrutture che le giustificano sul piano sul piano
simbolico. Così, se la “destra del denaro” decide che la famiglia deve essere
rimossa in nome della creazione dell’atomistica delle solitudini consumatrici,
la “sinistra del costume” giustifica ciò tramite la delegittimazione della
famiglia come forma borghese degna di essere abbandonata, silenziando come
“omofobo” chiunque osi dissentire. Chi, ad esempio, si ostini a pensare che vi
siano naturalmente uomini e donne, che il genere umano esista nella sua unità
tramite tale differenza e, ancora, che i figli abbiano secondo natura un padre
e una madre è immediatamente ostracizzato con l’accusa di omofobia. La
categoria di omofobia non fa valere soltanto una giusta presa di posizione
contro l’intolleranza di chi non rispetta le differenze: diventa essa
stessa una nuova categoria dell’intolleranza, con cui non si accetta
l’esistenza di prospettive diverse. È, per dirla con Orwell, una categoria con
cui si punisce lo “psicoreato” di chi osi violare l’ortodossia del
politicamente corretto».
Ma facciamo un ulteriore
un passo avanti nel segno dell’interrogativo e dello spirito sopra accennati:
da che parte arriva l’ondata di migranti e profughi che sta invadendo l’Europa?
Dalla destabilizzazione del mondo musulmano operata dall’offensiva jihadista
dall’Iraq alla Nigeria. Ma come si sostiene economicamente e militarmente tale
offensiva? Con i petrodollari dei paesi islamici del Golfo. Gli stessi paesi
alleati dell’Occidente che con i loro oligarchi e fondi sovrani che
gestiscono bilanci per migliaia di miliardi di dollari (si pensi che l’Arabia
Saudita, che ha finanziato la fondazione della iper Lgbt Hillary Clinton, solo
per l’anno 2014 ha annunciato un bilancio di 228 miliardi di dollari con un
surplus di quasi 55 miliardi) fanno correre i mercati grazie a investimenti
ciclopici – in Borsa, in acquisizioni immobiliari, in partecipazioni azionarie
in aziende multinazionali – e costituiscono un asset fondamentale per il
capitalismo (fanatico?) internazionale.
Tempi
da | kairosterzomillennio
Dagli scritti di Santa Teresina (5)
296 - Ma non basta amare,
bisogna dimostrarlo. Si è naturalmente felici di fare un dono a un amico,
soprattutto ci piace fare delle sorprese, ma ciò non è affatto carità, perché lo
fanno anche i peccatori. Ecco ciò che Gesù m'insegna ancora: «Date a chiunque
vi chiede; e se vi prendono ciò che vi appartiene, non lo
richiedete». Dare a tutte coloro che chiedono, è meno dolce che offrire
spontaneamente per l'impulso del cuore; ancora, quando ci chiedono gentilmente,
non ci costa di dare; ma se per disgrazia non usano parole abbastanza delicate,
subito l'anima si ribella se non è radicata nella carità. Trova mille motivi per
rifiutare quello che le viene chiesto, e, solo dopo aver fatto sentire a chi
domanda la sua indelicatezza, le accorda infine come grazia ciò che quella
desidera, oppure le fa un lieve favore che avrebbe richiesto un tempo venti
volte minore a quello che c'è voluto per far valere diritti immaginari. Se è
difficile dare a chiunque domanda, lo è ancora di più lasciar prendere quel che
ci appartiene senza pretendere che ce lo restituiscano. Madre mia, dico che è
difficile, piuttosto dovrei dire che sembra difficile, perché il giogo del
Signore è soave e leggero; quando lo si accetta, sentiamo subito la sua dolcezza
ed esclamiamo col Salmista: «Ho corso nella via dei vostri comandamenti,
dopo che voi avete dilatato il mio cuore». Soltanto la carità può dilatare il
mio cuore. O Gesù, da quando questa fiamma dolce mi consuma, corro con gioia
sulla via del vostro comandamento nuovo. Voglio correre in essa fino al
giorno felice nel quale, unendomi al corteo verginale, potrò seguirvi negli
spazi infiniti, cantando il vostro cantico nuovo, quello dell'Amore.
San Massimiliano Kolbe Maria (SK 1296)
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I - L'uomo desidera esser grande,
sapiente, ricco, celebre, felice, (amante e amato). Tuttavia, nessuna
felicità di questo mondo lo appaga interamente. Desidera di più, sempre
di più.
Quando finalmente si sentirà
soddisfatto? Anche se gli capitasse la più grande felicità, non appena
vi scorge un qualsiasi limite, lo supera con il desiderio e dice: “Oh,
se anche questo limite venisse in qualche modo annullato!...”.
Qual è, dunque, la felicità che gli
desidera? Una felicità senza limiti, senza alcun limite nell'intensità,
nella grandezza, nella durata e in qualsiasi cosa.
Tale felicità è solamente Dio, sorgente infinita di ogni felicità, che risplende in diversi gradi tra le creature.
Quindi, l'anima desidera impadronirsi di Dio stesso.
Ma in che modo impadronirsi di Lui? in che modo unificarsi con tale felicità?
Nel modo più perfetto possibile. Anche
in questo caso, senza limiti. Divenire una cosa sola con Lui, fino a
diventare Lui stesso, Dio.
La stupenda legge dell'azione e della
reazione uguale e contraria, iscritta dal Creatore in ogni opera della
creazione quale sigillo della vita della Santissima Trinità, si verifica
anche qui. La creatura, uscita dalla mano dell'Onnipotente, ritorna a
Lui e non trova riposo che in Lui, fino a diventare Lui. Ma, poiché in
una creatura limitata il suo perfezionarsi, il diventare simile a Dio
non può realizzarsi che per gradi - anche se differenti, tuttavia sempre
limitati - perciò, per raggiungere lo scopo, è indispensabile un tempo
infinito, ossia l'eternità. In altre parole, la creatura sarà sempre
limitata, mentre illimitata sarà la distanza da percorrere. Ecco perché
il paradiso è eterno.
II - Ma, mio Dio, unica mia felicità -
si lamenta l'uomo - come posso conoscerti in modo più perfetto? Io vedo e
ammiro le Tue creature, Ti ringrazio e Ti amo, però esse non mi
bastano, come Tu stesso sai molto bene; inoltre io non Ti vedo, non Ti
sento. Io desidero, secondo la Tua volontà, divenire simile a Te, ma in
che maniera? Tu sei purissimo spirito, mentre io sono carne. Dimmi che
cosa e come devo fare, mostrami il mio fine. Indicami come debbo fare
io, uomo fatto di carne, per perfezionarmi, per rendermi simile a Te,
purissimo Spirito, per divinizzarmi?
III - E Dio scende sulla terra, si fa
uomo; lo stesso Uomo-Dio, Gesù Cristo, offre l'esempio della propria
vita e insegna con la parola.
Le anime che amavano Dio si sono
slanciate in massa nel riprodurre in se stesse questo modello
fondamentale, nel rendersi simili a Lui, nell'unirsi a Lui, nel
trasformarsi in Lui.
Per attirare le anime e trasformarle in
sé mediante l'amore, Cristo ha manifestato il proprio amore illimitato,
il proprio Cuore infiammato d'amore per le anime, un amore che Lo ha
spinto a salire sulla croce, a rimanere con noi nell'Eucaristia e ad
entrare nelle nostre anime e a lasciarci in testamento la propria Madre
come madre nostra.
Quanto più un'anima Lo imita, tanto più
si rende simile a Lui, e quanto più si rende simile a Lui, tanto più si
fa santa, si divinizza.
Esaminiamo, perciò, la Sua vita, per riprodurla nel miglior modo possibile.
Narrazione, esempio
Gli apostoli senza energie: lo Spirito Santo
S. Francesco Saverio
Ribellione [...]
Maria
Poco
La Pentecoste
Al compiersi del tempo della venuta di
Cristo, Dio uno e trino crea esclusivamente per sé la Vergine
Immacolata, La colma di grazia e prende dimora in Lei (“il Signore è con
te” [Lc 1, 28]). E questa Vergine Santissima con la propria umiltà
affascina talmente il Suo Cuore che Dio Padre Le dà per figlio il suo
proprio Figlio Unigenito, Dio Figlio scende nel Suo ventre verginale,
mentre Dio Spirito Santo vi plasma il corpo santissimo dell'Uomo-Dio. E
il Verbo si fece carne [Gv 1, 14] come frutto dell'amore di Dio e
dell'Immacolata.
Così Egli divenne il primogenito,
l'Uomo-Dio, e le anime non rinascono in Cristo in altro modo, ma solo
per mezzo dell'amore di Dio verso l'Immacolata e nell'Immacolata. E
nessuna parola diviene carne, nessuna perfezione o virtù si incarna, si
realizza in nessuno, se non attraverso l'amore che Dio ha verso
l'Immacolata. Come Cristo, sorgente delle grazie, è divenuto proprietà
di Lei, così pure appartiene a Lei la distribuzione delle grazie. Ogni
grazia è frutto della vita della Ss. Trinità: il Padre genera da tutta
l'eternità il Figlio, mentre lo Spirito Santo procede da entrambi. Per
questa medesima via qualsiasi perfezione si diffonde nel mondo in ogni
ordine. Ogni grazia proviene dal Padre, il quale genera eternamente il
Figlio, e per rispetto al Figlio. Lo Spirito Santo, che da tutta
l'eternità procede dal Padre e dal Figlio, mediante questa grazia forma
le anime, nell'Immacolata e attraverso l'Immacolata, a somiglianza del
primogenito, l'Uomo-Dio.
Lectio: Lunedì, 29 Giugno, 2015 Gesù disse a Pietro: "Tu sei Pietra!"
Pietra di appoggio e pietra di inciampo
Matteo 16,13-23
Matteo 16,13-23
1. Orazione iniziale
Signore Gesù, invia il tuo Spirito, perché ci aiuti a leggere la Scrittura con lo stesso sguardo, con il quale l’ hai letta Tu per i discepoli sulla strada di Emmaus. Con la luce della Parola, scritta nella Bibbia, Tu li aiutasti a scoprire la presenza di Dio negli avvenimenti sconvolgenti della tua condanna e della tua morte. Così, la croce che sembrava essere la fine di ogni speranza, è apparsa loro come sorgente di vita e di risurrezione.
Crea in noi il silenzio per ascoltare la tua voce nella creazione e nella Scrittura, negli avvenimenti e nelle persone, soprattutto nei poveri e sofferenti. La tua Parola ci orienti, affinché anche noi, come i due discepoli di Emmaus, possiamo sperimentare la forza della tua risurrezione e testimoniare agli altri che Tu sei vivo in mezzo a noi come fonte di fraternità, di giustizia e di pace. Questo noi chiediamo a Te, Gesù, figlio di Maria, che ci hai rivelato il Padre e inviato lo Spirito. Amen.
Signore Gesù, invia il tuo Spirito, perché ci aiuti a leggere la Scrittura con lo stesso sguardo, con il quale l’ hai letta Tu per i discepoli sulla strada di Emmaus. Con la luce della Parola, scritta nella Bibbia, Tu li aiutasti a scoprire la presenza di Dio negli avvenimenti sconvolgenti della tua condanna e della tua morte. Così, la croce che sembrava essere la fine di ogni speranza, è apparsa loro come sorgente di vita e di risurrezione.
Crea in noi il silenzio per ascoltare la tua voce nella creazione e nella Scrittura, negli avvenimenti e nelle persone, soprattutto nei poveri e sofferenti. La tua Parola ci orienti, affinché anche noi, come i due discepoli di Emmaus, possiamo sperimentare la forza della tua risurrezione e testimoniare agli altri che Tu sei vivo in mezzo a noi come fonte di fraternità, di giustizia e di pace. Questo noi chiediamo a Te, Gesù, figlio di Maria, che ci hai rivelato il Padre e inviato lo Spirito. Amen.
2. Lettura
a) Una chiave di lettura:
Il testo liturgico della festa dei santi Pietro e Paolo è preso dal Vangelo di Matteo: 16,13-19. Nel commento che facciamo includiamo anche i versetti 20-23. Perché nell'insieme del testo, dai versetti 13 a 23, Gesù rivolgendosi a Pietro per due volte lo chiama "pietra". Una volta pietra di fondamento (Mt 16,18) e una volta pietra di inciampo (Mt 16,23). Le due affermazioni si completano mutuamente. Durante la lettura del testo è bene fare attenzione agli atteggiamenti di Pietro e alle parole solenni, che Gesù gli rivolge in due occasioni.
Il testo liturgico della festa dei santi Pietro e Paolo è preso dal Vangelo di Matteo: 16,13-19. Nel commento che facciamo includiamo anche i versetti 20-23. Perché nell'insieme del testo, dai versetti 13 a 23, Gesù rivolgendosi a Pietro per due volte lo chiama "pietra". Una volta pietra di fondamento (Mt 16,18) e una volta pietra di inciampo (Mt 16,23). Le due affermazioni si completano mutuamente. Durante la lettura del testo è bene fare attenzione agli atteggiamenti di Pietro e alle parole solenni, che Gesù gli rivolge in due occasioni.
b) Una divisione del testo per aiutare nella lettura:
13-14: Gesù vuole sapere le opinioni del popolo al suo riguardo.
15-16: Gesù interpella i discepoli e Pietro confessa: "Tu sei il Cristo, il Figlio di Dio!"
17-20: Risposta solenne di Gesù a Pietro (frase centrale della festa di oggi).
21-22: Gesù chiarifica il significato di Messia, ma Pietro reagisce e non accetta.
22-23: Risposta solenne di Gesù a Pietro.
b) Il testo:
13 Essendo giunto Gesù nella regione di Cesarea di Filippo, chiese ai suoi discepoli: "La gente chi dice che sia il Figlio dell'uomo?" 14 Risposero: "Alcuni Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti".
15 Disse loro: "Voi chi dite che io sia?" 16 Rispose Simon Pietro: "Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente".
17 E Gesù: "Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l'hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli. 18 E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le
porte
degli inferi non prevarranno contro di essa. 19 A te darò le chiavi del
regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei
cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli".
20 Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il
Cristo.
21 Da allora Gesù cominciò a dire apertamente ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei sommi sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risuscitare il terzo giorno.
22 Ma Pietro lo trasse in disparte e cominciò a protestare dicendo: "Dio te ne scampi, Signore; questo non ti accadrà mai". 23 Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: "Lungi da me, satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!"
13-14: Gesù vuole sapere le opinioni del popolo al suo riguardo.
15-16: Gesù interpella i discepoli e Pietro confessa: "Tu sei il Cristo, il Figlio di Dio!"
17-20: Risposta solenne di Gesù a Pietro (frase centrale della festa di oggi).
21-22: Gesù chiarifica il significato di Messia, ma Pietro reagisce e non accetta.
22-23: Risposta solenne di Gesù a Pietro.
b) Il testo:
13 Essendo giunto Gesù nella regione di Cesarea di Filippo, chiese ai suoi discepoli: "La gente chi dice che sia il Figlio dell'uomo?" 14 Risposero: "Alcuni Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti".
15 Disse loro: "Voi chi dite che io sia?" 16 Rispose Simon Pietro: "Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente".
17 E Gesù: "Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l'hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli. 18 E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le
21 Da allora Gesù cominciò a dire apertamente ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei sommi sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risuscitare il terzo giorno.
22 Ma Pietro lo trasse in disparte e cominciò a protestare dicendo: "Dio te ne scampi, Signore; questo non ti accadrà mai". 23 Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: "Lungi da me, satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!"
3. Momento di silenzio orante
perché la Parola di Dio possa entrare in noi ed illuminare la nostra vita.
4. Alcune domande
per aiutarci nella meditazione e nell’orazione.
a) Quale punto ha richiamato di più la mia attenzione?
b) Quali sono le opinioni del popolo su Gesù? Cosa pensano Pietro e i discepoli su Gesù?
c) Chi è Gesù per me? Chi sono io per Gesù?
d) Pietro è pietra in due modi: quali?
e) Che tipo di pietra è la nostra comunità?
f) Nel testo appaiono molte opinioni su Gesù e varie maniere di presentare la fede. Oggi pure esistono molte opinioni differenti su Gesù. Quali opinioni sono conosciute dalla nostra comunità? Quale missione risulta da tutto questo per noi?
a) Quale punto ha richiamato di più la mia attenzione?
b) Quali sono le opinioni del popolo su Gesù? Cosa pensano Pietro e i discepoli su Gesù?
c) Chi è Gesù per me? Chi sono io per Gesù?
d) Pietro è pietra in due modi: quali?
e) Che tipo di pietra è la nostra comunità?
f) Nel testo appaiono molte opinioni su Gesù e varie maniere di presentare la fede. Oggi pure esistono molte opinioni differenti su Gesù. Quali opinioni sono conosciute dalla nostra comunità? Quale missione risulta da tutto questo per noi?
5. Una chiave di lettura
per coloro che desiderano approfondire meglio il tema.
i) Il contenuto:
Nelle parti narrative
del suo Vangelo, Matteo usa seguire l'ordine del Vangelo di Marco.
Talvolta egli cita un'altra fonte nota a lui e a Luca. Poche volte
presenta informazioni proprie che appaiono solo nel suo vangelo, come è
il caso del vangelo di oggi. Questo testo, con il dialogo fra Gesù e
Pietro, riceve interpretazioni diverse, perfino opposte nelle varie
chiese cristiane. Nella chiesa cattolica costituisce il fondamento del
primato di Pietro. Senza diminuire affatto l'importanza di questo testo,
conviene situarlo nel contesto del Vangelo di Matteo, nel quale, in
altri testi, le stesse qualità conferite a Pietro sono attribuite quasi
tutte anche ad altre persone. Non sono una esclusiva di Pietro.
ii) Commento del testo:
ii) Commento del testo:
a) Matteo:16,13-16: Le opinioni del popolo e dei discepoli nei riguardi di Gesù.
Gesù vuole sapere l'opinione del popolo nei suoi riguardi. Le risposte sono le più varie: Giovanni Battista, Elia, Geremia, uno dei profeti. Quando Gesù interroga sulla opinione dei discepoli stessi, Pietro a nome di tutti dice: "Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente!" Questa risposta di Pietro non è nuova. Anteriormente, dopo il cammino sulle acque, già gli altri discepoli avevano fatto una simile professione di fede: "Veramente tu sei il Figlio di Dio!" (Mt 14,33). E' il riconoscimento che in Gesù si realizzano le profezie dell'Antico Testamento. Nel Vangelo di Giovanni la stessa professione di fede è fatta da Marta: "Tu sei il Cristo, il Figlio di Dio che è venuto nel mondo" (Gv 11,27).
b) Matteo: 16,17: La risposta di Gesù a Pietro: Beato te, Pietro!
Gesù proclama "beato", Pietro, perché ha ricevuto una rivelazione dal Padre. Anche qui la risposta di Gesù non è nuova. Anteriormente Gesù aveva fatto una identica proclamazione di beatitudine ai discepoli perché vedevano e udivano cose che nessuno prima conosceva (Mt 13,16), e aveva lodato il Padre perché aveva rivelato il Figlio ai piccoli e non ai sapienti (Mt 11,25). Pietro è uno dei piccoli ai quali il Padre si rivela. La percezione della presenza di Dio in Gesù non "viene dalla carne né dal sangue", ossia non è frutto di studio né è merito di uno sforzo umano, ma è un dono che Dio concede a chi vuole.
Gesù vuole sapere l'opinione del popolo nei suoi riguardi. Le risposte sono le più varie: Giovanni Battista, Elia, Geremia, uno dei profeti. Quando Gesù interroga sulla opinione dei discepoli stessi, Pietro a nome di tutti dice: "Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente!" Questa risposta di Pietro non è nuova. Anteriormente, dopo il cammino sulle acque, già gli altri discepoli avevano fatto una simile professione di fede: "Veramente tu sei il Figlio di Dio!" (Mt 14,33). E' il riconoscimento che in Gesù si realizzano le profezie dell'Antico Testamento. Nel Vangelo di Giovanni la stessa professione di fede è fatta da Marta: "Tu sei il Cristo, il Figlio di Dio che è venuto nel mondo" (Gv 11,27).
b) Matteo: 16,17: La risposta di Gesù a Pietro: Beato te, Pietro!
Gesù proclama "beato", Pietro, perché ha ricevuto una rivelazione dal Padre. Anche qui la risposta di Gesù non è nuova. Anteriormente Gesù aveva fatto una identica proclamazione di beatitudine ai discepoli perché vedevano e udivano cose che nessuno prima conosceva (Mt 13,16), e aveva lodato il Padre perché aveva rivelato il Figlio ai piccoli e non ai sapienti (Mt 11,25). Pietro è uno dei piccoli ai quali il Padre si rivela. La percezione della presenza di Dio in Gesù non "viene dalla carne né dal sangue", ossia non è frutto di studio né è merito di uno sforzo umano, ma è un dono che Dio concede a chi vuole.
c) Matteo: 16,18-20: Le qualifiche di Pietro: Essere pietra di fondamento e prendere possesso delle chiavi del Regno.
1. Essere Pietra: Pietro deve essere pietra, cioè deve essere fondamento fermo per la chiesa, tanto che essa possa resistere contro gli assalti delle porte degli inferi. Con queste parole di Gesù a Pietro, Matteo incoraggia le comunità sofferenti e perseguitate della Siria e della Palestina, che vedevano in Pietro la leadership che le aveva segnate dall'origine. Nonostante fossero deboli e perseguitate, esse hanno un fondamento solido, garantito dalle parole di Gesù. In quel tempo le comunità coltivavano un legame affettivo molto forte con i capi che avevano dato origine alla comunità. Così le comunità della Siria e della Palestina coltivavano il loro legame con la persona di Pietro. Quelle della Grecia, con la persona di Paolo. Alcune comunità dell'Asia con la persona del Discepolo amato e altre con la persona di Giovanni dell'Apocalisse. Una identificazione con questi leader delle loro origini le aiutava a coltivare meglio la propria identità e spiritualità. Ma poteva anche essere motivo di conflitto, come nel caso della comunità di Corinto (1Cor 1,11-12).
Essere pietra come fondamento della fede evoca la parola di Dio al popolo in esilio di Babilonia: "Voi che cercate Dio e siete in cerca di giustizia, guardate alla roccia dalla quale siete stati tagliati, alla cava da cui siete stati estratti. Guardate ad Abramo vostro padre, a Sara che vi ha partorito; poiché chiamai lui solo, lo benedissi e lo moltiplicai" (Is 51,1-2). Applicata a Pietro, questa qualità di pietra-fondamento indica un nuovo inizio del popolo di Dio.
2. Le chiavi del Regno: Pietro riceve le chiavi del Regno per legare e sciogliere, cioè per riconciliare tra loro e con Dio. Lo stesso potere di legare e sciogliere è dato alle comunità (Mt 18,8) e ai discepoli (Gv 20,23). Uno dei punti sui quali il Vangelo di Matteo più insiste è la riconciliazione e il perdono (Mt 5,7.23-24.38-42.44-48; 6,14-15; 18,15-35). Il fatto è che negli anni 80 e 90, là in Siria c'erano molte tensioni nelle comunità e divisioni nelle famiglie a causa della fede in Gesù. Alcuni lo accettavano come Messia e altri no, e ciò era fonte di molti contrasti e conflitti. Matteo insiste sulla riconciliazione. La riconciliazione era e continua ad essere uno dei compiti più importanti dei coordinatori e delle coordinatrici delle comunità. Imitando Pietro, devono legare e sciogliere, cioè operare perché vi sia riconciliazione, accettazione mutua, costruzione della vera fraternità.
3. La Chiesa: la parola Chiesa, in greco ekklesia, appare 105 volte nel Nuovo Testamento, quasi esclusivamente negli Atti e nelle Lettere. Solamente tre volte nei Vangeli, e solo in Matteo. La parola significa "assemblea convocata" o "assemblea scelta". Essa indica il popolo che si raduna convocato dalla Parola di Dio, e cerca di vivere il messaggio del Regno che Gesù ci ha portato. La Chiesa o la comunità non è il Regno, ma uno strumento e un segno del Regno. Il Regno è più grande. Nella Chiesa, nella comunità, deve o dovrebbe apparire agli occhi di tutti quello che accade quando un gruppo umano lascia Dio regnare e prendere possesso della sua vita.
1. Essere Pietra: Pietro deve essere pietra, cioè deve essere fondamento fermo per la chiesa, tanto che essa possa resistere contro gli assalti delle porte degli inferi. Con queste parole di Gesù a Pietro, Matteo incoraggia le comunità sofferenti e perseguitate della Siria e della Palestina, che vedevano in Pietro la leadership che le aveva segnate dall'origine. Nonostante fossero deboli e perseguitate, esse hanno un fondamento solido, garantito dalle parole di Gesù. In quel tempo le comunità coltivavano un legame affettivo molto forte con i capi che avevano dato origine alla comunità. Così le comunità della Siria e della Palestina coltivavano il loro legame con la persona di Pietro. Quelle della Grecia, con la persona di Paolo. Alcune comunità dell'Asia con la persona del Discepolo amato e altre con la persona di Giovanni dell'Apocalisse. Una identificazione con questi leader delle loro origini le aiutava a coltivare meglio la propria identità e spiritualità. Ma poteva anche essere motivo di conflitto, come nel caso della comunità di Corinto (1Cor 1,11-12).
Essere pietra come fondamento della fede evoca la parola di Dio al popolo in esilio di Babilonia: "Voi che cercate Dio e siete in cerca di giustizia, guardate alla roccia dalla quale siete stati tagliati, alla cava da cui siete stati estratti. Guardate ad Abramo vostro padre, a Sara che vi ha partorito; poiché chiamai lui solo, lo benedissi e lo moltiplicai" (Is 51,1-2). Applicata a Pietro, questa qualità di pietra-fondamento indica un nuovo inizio del popolo di Dio.
2. Le chiavi del Regno: Pietro riceve le chiavi del Regno per legare e sciogliere, cioè per riconciliare tra loro e con Dio. Lo stesso potere di legare e sciogliere è dato alle comunità (Mt 18,8) e ai discepoli (Gv 20,23). Uno dei punti sui quali il Vangelo di Matteo più insiste è la riconciliazione e il perdono (Mt 5,7.23-24.38-42.44-48; 6,14-15; 18,15-35). Il fatto è che negli anni 80 e 90, là in Siria c'erano molte tensioni nelle comunità e divisioni nelle famiglie a causa della fede in Gesù. Alcuni lo accettavano come Messia e altri no, e ciò era fonte di molti contrasti e conflitti. Matteo insiste sulla riconciliazione. La riconciliazione era e continua ad essere uno dei compiti più importanti dei coordinatori e delle coordinatrici delle comunità. Imitando Pietro, devono legare e sciogliere, cioè operare perché vi sia riconciliazione, accettazione mutua, costruzione della vera fraternità.
3. La Chiesa: la parola Chiesa, in greco ekklesia, appare 105 volte nel Nuovo Testamento, quasi esclusivamente negli Atti e nelle Lettere. Solamente tre volte nei Vangeli, e solo in Matteo. La parola significa "assemblea convocata" o "assemblea scelta". Essa indica il popolo che si raduna convocato dalla Parola di Dio, e cerca di vivere il messaggio del Regno che Gesù ci ha portato. La Chiesa o la comunità non è il Regno, ma uno strumento e un segno del Regno. Il Regno è più grande. Nella Chiesa, nella comunità, deve o dovrebbe apparire agli occhi di tutti quello che accade quando un gruppo umano lascia Dio regnare e prendere possesso della sua vita.
d) Matteo: 16,21-22: Gesù completa quello che manca nella risposta di Pietro, e questo reagisce e non accetta.
Pietro aveva confessato: "Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente!" Conforme all'ideologia dominante del tempo, egli immaginava un Messia glorioso. Gesù lo corregge: "E' necessario che il Messia soffra e sia ucciso in Gerusalemme". Dicendo "è necessario", egli indica che la sofferenza già era prevista nelle profezie (Is 53, 2-8). Se i discepoli accettano Gesù come Messia e Figlio di Dio, devono accettarlo anche come Messia Servo che va a morire. Non solo il trionfo della gloria ma anche il cammino della croce! Ma Pietro non accetta la correzione di Gesù e cerca di dissuaderlo.
e) Matteo: 16,23: La risposta di Gesù a Pietro: pietra di inciampo.
La risposta di Gesù è sorprendente: "Lungi da me, satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!"Satana è colui che ci allontana dal cammino che Dio ha tracciato per noi. Letteralmente, Gesù dice: "Fermati dietro di me!" (vada retro! In latino). Pietro voleva prendere la guida e indicare la direzione del cammino. Gesù dice: "Dietro a me!" Chi indica la direzione e il ritmo non è Pietro ma Gesù. Il discepolo deve seguire il maestro. Deve vivere in conversione permanente. La parola di Gesù era anche un messaggio a tutti coloro che guidavano le comunità. Essi devono "seguire" Gesù e non possono mettersi davanti come Pietro voleva fare. Non solo essi o esse che possono indicare la direzione o lo stile. Al contrario, come Pietro, invece di pietra di sostegno, possono diventare pietra di inciampo. Così erano alcuni leader delle comunità al tempo di Matteo. C'erano delle ambiguità. Così può succedere tra noi oggi!
Pietro aveva confessato: "Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente!" Conforme all'ideologia dominante del tempo, egli immaginava un Messia glorioso. Gesù lo corregge: "E' necessario che il Messia soffra e sia ucciso in Gerusalemme". Dicendo "è necessario", egli indica che la sofferenza già era prevista nelle profezie (Is 53, 2-8). Se i discepoli accettano Gesù come Messia e Figlio di Dio, devono accettarlo anche come Messia Servo che va a morire. Non solo il trionfo della gloria ma anche il cammino della croce! Ma Pietro non accetta la correzione di Gesù e cerca di dissuaderlo.
e) Matteo: 16,23: La risposta di Gesù a Pietro: pietra di inciampo.
La risposta di Gesù è sorprendente: "Lungi da me, satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!"Satana è colui che ci allontana dal cammino che Dio ha tracciato per noi. Letteralmente, Gesù dice: "Fermati dietro di me!" (vada retro! In latino). Pietro voleva prendere la guida e indicare la direzione del cammino. Gesù dice: "Dietro a me!" Chi indica la direzione e il ritmo non è Pietro ma Gesù. Il discepolo deve seguire il maestro. Deve vivere in conversione permanente. La parola di Gesù era anche un messaggio a tutti coloro che guidavano le comunità. Essi devono "seguire" Gesù e non possono mettersi davanti come Pietro voleva fare. Non solo essi o esse che possono indicare la direzione o lo stile. Al contrario, come Pietro, invece di pietra di sostegno, possono diventare pietra di inciampo. Così erano alcuni leader delle comunità al tempo di Matteo. C'erano delle ambiguità. Così può succedere tra noi oggi!
iii) Ampliando le informazioni dei vangeli su Pietro: Un ritratto di San Pietro
Pietro da pescatore di
pesci si trasformò in pescatore di uomini (Mc 1,7). Era sposato (Mc
1,30). Uomo buono, molto umano. Era portato naturalmente a fare il capo
tra i dodici primi discepoli di Gesù. Gesù rispettò questa tendenza
naturale e fece di Pietro l'animatore della sua prima comunità (Gv
21,17). Prima di entrare nella comunità di Gesù, Pietro si
chiamava Simone bar Jona (Mt 16,17), Simone figlio di Giona. Gesù gli
diede il soprannome di Cefao Pietra, che poi diviene Pietro (Lc 6,14).
Per natura, Pietro poteva essere tutto, meno che pietra. Era coraggioso nel parlare, ma nell'ora del pericolo si lasciava prendere dalla paura e fuggiva. Per esempio, quella volta quando Gesù arrivò camminando sopra le acque, Pietro chiese: "Gesù, posso anch'io venire da te sulle acque?" Gesù gli rispose: "Vieni, Pietro!" Pietro scendendo dalla barca, si mise a camminare sulle acque. Ma quando giunse un'onda più alta del solito, s'impaurì, cominciò ad affondare e gridò: "Salvami, Signore!" Gesù lo afferrò e lo salvò (Mt 14,28-31). Nell'ultima cena, Pietro disse a Gesù: "Io non ti rinnegherò mai, Signore!" (Mc 14,31); ma poche ore dopo, nel palazzo del sommo sacerdote, davanti ad una serva, quando Gesù gia era stato arrestato, Pietro negò con giuramento di avere legami con Gesù (Mc 14,66-72). Nell'orto degli olivi, quando Gesù fu arrestato, egli giunse perfino a sguainare la spada (Gv 18,10), ma poi fuggì, lasciando Gesù solo (Mc 14,50). Per natura Pietro non era pietra!
Eppure, questo Pietro così debole e tanto umano, tanto eguale a noi, diventò pietra, perché Gesù ha pregato per lui dicendo: "Pietro, io ho pregato per te, perché non venga meno la tua fede. E tu, una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli" (Lc 22,31-32). Per questo, Gesù poteva dire: "Tu sei Pietra e su questa pietra io edificherò la mia Chiesa" (Mt 16,18). Gesù lo aiutò ad essere pietra. Dopo la risurrezione, in Galilea, Gesù apparve a Pietro e gli domandò due volte: "Pietro mi ami?" E Pietro rispose due volte: "Signore, tu sai che io ti amo" (Gv 21,15.16). Quando Gesù fece la stessa domanda per la terza volta, Pietro rimase addolorato. Deve essersi ricordato di averlo rinnegato tre volte. Alla terza domanda, egli rispose: "Signore, tu sai tutto! Tu sai che ti amo!" E fu in quel momento che Gesù gli affidò la cura delle sue pecore, dicendo: "Pietro, pasci le mie pecorelle!" (Gv 21,17). Con l'aiuto di Gesù la fermezza della pietra andava crescendo in Pietro e si rivelò nel giorno di Pentecoste.
Nel giorno di Pentecoste, dopo la discesa dello Spirito santo, Pietro aprì la porta della sala, dove stavano tutti riuniti, a porte chiuse per paura dei giudei (Gv 20,19), infuse coraggio e cominciò ad annunciare la Buona Novella di Gesù al popolo (At 2,14-40). E non si fermò più! Per causa di questo annuncio coraggioso della risurrezione, fu arrestato (At 4,3). Nell'interrogatorio gli fu proibito di annunciare la buona novella (At 4,18), ma Pietro non obbedì alla proibizione. Egli diceva: "Noi pensiamo che dobbiamo obbedire più a Dio che agli uomini!" (At 4,19; 5,29). Fu arrestato di nuovo (At 5,18.26). Fu fustigato (At 5,40). Ma egli disse: "Grazie tante. Ma noi continueremo!" (cfr At 5,42).
La tradizione narra che, alla fine della vita, quando era a Roma, Pietro ebbe ancora un momento di paura. Ma poi tornò sui suoi passi; fu arrestato e condannato alla morte di croce. Egli chiese però di essere crocifisso a testa in giù. Pensava che non era degno di morire allo stesso modo del maestro Gesù. Pietro fu fedele a se stesso fino alla fine!
Per natura, Pietro poteva essere tutto, meno che pietra. Era coraggioso nel parlare, ma nell'ora del pericolo si lasciava prendere dalla paura e fuggiva. Per esempio, quella volta quando Gesù arrivò camminando sopra le acque, Pietro chiese: "Gesù, posso anch'io venire da te sulle acque?" Gesù gli rispose: "Vieni, Pietro!" Pietro scendendo dalla barca, si mise a camminare sulle acque. Ma quando giunse un'onda più alta del solito, s'impaurì, cominciò ad affondare e gridò: "Salvami, Signore!" Gesù lo afferrò e lo salvò (Mt 14,28-31). Nell'ultima cena, Pietro disse a Gesù: "Io non ti rinnegherò mai, Signore!" (Mc 14,31); ma poche ore dopo, nel palazzo del sommo sacerdote, davanti ad una serva, quando Gesù gia era stato arrestato, Pietro negò con giuramento di avere legami con Gesù (Mc 14,66-72). Nell'orto degli olivi, quando Gesù fu arrestato, egli giunse perfino a sguainare la spada (Gv 18,10), ma poi fuggì, lasciando Gesù solo (Mc 14,50). Per natura Pietro non era pietra!
Eppure, questo Pietro così debole e tanto umano, tanto eguale a noi, diventò pietra, perché Gesù ha pregato per lui dicendo: "Pietro, io ho pregato per te, perché non venga meno la tua fede. E tu, una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli" (Lc 22,31-32). Per questo, Gesù poteva dire: "Tu sei Pietra e su questa pietra io edificherò la mia Chiesa" (Mt 16,18). Gesù lo aiutò ad essere pietra. Dopo la risurrezione, in Galilea, Gesù apparve a Pietro e gli domandò due volte: "Pietro mi ami?" E Pietro rispose due volte: "Signore, tu sai che io ti amo" (Gv 21,15.16). Quando Gesù fece la stessa domanda per la terza volta, Pietro rimase addolorato. Deve essersi ricordato di averlo rinnegato tre volte. Alla terza domanda, egli rispose: "Signore, tu sai tutto! Tu sai che ti amo!" E fu in quel momento che Gesù gli affidò la cura delle sue pecore, dicendo: "Pietro, pasci le mie pecorelle!" (Gv 21,17). Con l'aiuto di Gesù la fermezza della pietra andava crescendo in Pietro e si rivelò nel giorno di Pentecoste.
Nel giorno di Pentecoste, dopo la discesa dello Spirito santo, Pietro aprì la porta della sala, dove stavano tutti riuniti, a porte chiuse per paura dei giudei (Gv 20,19), infuse coraggio e cominciò ad annunciare la Buona Novella di Gesù al popolo (At 2,14-40). E non si fermò più! Per causa di questo annuncio coraggioso della risurrezione, fu arrestato (At 4,3). Nell'interrogatorio gli fu proibito di annunciare la buona novella (At 4,18), ma Pietro non obbedì alla proibizione. Egli diceva: "Noi pensiamo che dobbiamo obbedire più a Dio che agli uomini!" (At 4,19; 5,29). Fu arrestato di nuovo (At 5,18.26). Fu fustigato (At 5,40). Ma egli disse: "Grazie tante. Ma noi continueremo!" (cfr At 5,42).
La tradizione narra che, alla fine della vita, quando era a Roma, Pietro ebbe ancora un momento di paura. Ma poi tornò sui suoi passi; fu arrestato e condannato alla morte di croce. Egli chiese però di essere crocifisso a testa in giù. Pensava che non era degno di morire allo stesso modo del maestro Gesù. Pietro fu fedele a se stesso fino alla fine!
6. Salmo 103 (102)
Ringraziamento
Benedici il Signore, anima mia,
quanto è in me benedica il suo santo nome.
Benedici il Signore, anima mia,
non dimenticare tanti suoi benefici.
quanto è in me benedica il suo santo nome.
Benedici il Signore, anima mia,
non dimenticare tanti suoi benefici.
Egli perdona tutte le tue colpe,
guarisce tutte le tue malattie;
salva dalla fossa la tua vita,
ti corona di grazia e di misericordia;
egli sazia di beni i tuoi giorni
e tu rinnovi come aquila la tua giovinezza.
guarisce tutte le tue malattie;
salva dalla fossa la tua vita,
ti corona di grazia e di misericordia;
egli sazia di beni i tuoi giorni
e tu rinnovi come aquila la tua giovinezza.
Il Signore agisce con giustizia
e con diritto verso tutti gli oppressi.
Ha rivelato a Mosè le sue vie,
ai figli d'Israele le sue opere.
e con diritto verso tutti gli oppressi.
Ha rivelato a Mosè le sue vie,
ai figli d'Israele le sue opere.
Buono e pietoso è il Signore,
lento all'ira e grande nell'amore.
Egli non continua a contestare
e non conserva per sempre il suo sdegno.
Non ci tratta secondo i nostri peccati,
non ci ripaga secondo le nostre colpe.
lento all'ira e grande nell'amore.
Egli non continua a contestare
e non conserva per sempre il suo sdegno.
Non ci tratta secondo i nostri peccati,
non ci ripaga secondo le nostre colpe.
Come il cielo è alto sulla terra,
così è grande la sua misericordia su quanti lo temono;
come dista l'oriente dall'occidente,
così allontana da noi le nostre colpe.
Come un padre ha pietà dei suoi figli,
così il Signore ha pietà di quanti lo temono.
così è grande la sua misericordia su quanti lo temono;
come dista l'oriente dall'occidente,
così allontana da noi le nostre colpe.
Come un padre ha pietà dei suoi figli,
così il Signore ha pietà di quanti lo temono.
Perché egli sa di che siamo plasmati,
ricorda che noi siamo polvere.
Come l'erba sono i giorni dell'uomo,
come il fiore del campo, così egli fiorisce.
Lo investe il vento e più non esiste
e il suo posto non lo riconosce.
ricorda che noi siamo polvere.
Come l'erba sono i giorni dell'uomo,
come il fiore del campo, così egli fiorisce.
Lo investe il vento e più non esiste
e il suo posto non lo riconosce.
Ma la grazia del Signore è da sempre,
dura in eterno per quanti lo temono;
la sua giustizia per i figli dei figli,
per quanti custodiscono la sua alleanza
e ricordano di osservare i suoi precetti.
Il Signore ha stabilito nel cielo il suo trono
e il suo regno abbraccia l'universo.
dura in eterno per quanti lo temono;
la sua giustizia per i figli dei figli,
per quanti custodiscono la sua alleanza
e ricordano di osservare i suoi precetti.
Il Signore ha stabilito nel cielo il suo trono
e il suo regno abbraccia l'universo.
Benedite il Signore, voi tutti suoi angeli,
potenti esecutori dei suoi comandi,
pronti alla voce della sua parola.
Benedite il Signore, voi tutte, sue schiere,
suoi ministri, che fate il suo volere.
Benedite il Signore, voi tutte opere sue,
in ogni luogo del suo dominio.
Benedici il Signore, anima mia.
potenti esecutori dei suoi comandi,
pronti alla voce della sua parola.
Benedite il Signore, voi tutte, sue schiere,
suoi ministri, che fate il suo volere.
Benedite il Signore, voi tutte opere sue,
in ogni luogo del suo dominio.
Benedici il Signore, anima mia.
7. Orazione Finale
Signore Gesù, ti
ringraziamo per la tua Parola che ci ha fatto vedere meglio la volontà
del Padre. Fa che il tuo Spirito illumini le nostre azioni e ci
comunichi la forza per eseguire quello che la Tua Parola ci ha fatto
vedere. Fa che noi, come Maria, tua Madre, possiamo non solo ascoltare
ma anche praticare la Parola. Tu che vivi e regni con il Padre
nell’unità dello Spirito Santo, nei secoli dei secoli. Amen.
da | O.Carm
sabato 27 giugno 2015
La famiglia, la scuola e i ragazzi da incontrare davvero
di Sergio Ventura | 26 giugno 2015
Nelle aule c'è una Chiesa-già-in-uscita che può offrire uno sguardo sui giovani - di frontiera e sulla soglia - che resterebbe altrimenti sconosciuto
Da un lato, infatti, è emerso che, si tratti di cultura, carità o bioetica, il compito della scuola e degli insegnanti, in particolare dell'insegnante di religione (ultimo baluardo secondo quest'ottica), dovrebbe essere quello di mostrare. Che non necessariamente coincide con il testimoniare. Mostrare, dunque, quanto di bello ha prodotto nella cultura il cattolicesimo... secondo Comunione e Liberazione; soprattutto laddove tutto ciò è ignorato. Mostrare, poi, quanto di buono fa per i poveri il cattolicesimo... della Comunità di Sant'Egidio; soprattutto laddove tutto ciò non è praticato. Mostrare, infine, quanto il vero debba essere difeso, di fronte agli attacchi della 'ideologia gender', dal cattolicesimo... del Cammino Neocatecumenale; soprattutto laddove tutto ciò è disprezzato. E chi non mostra secondo queste modalità - è stato ventilato - probabilmente si nasconde. Dunque potrebbe essere "molle", privo di coraggio. In definitiva, se non è dei nostri, forse è contro di noi. Potrebbe risiedere in questo atteggiamento l'origine della inaspettata reprimenda che il 'secondo noi' di Avvenire ha dedicato all'intervento finale del family day di sabato, pronunciato dal fondatore del Cammino neocatecumenale, Kiko Arguello.
Sergio Ventura
Sergio Ventura, romano del '73, giurista pentito, datosi all'insegnamento per la libertà di ricerca che esso garantisce, appassionato di religione perché - disseminata ovunque - permette di curiosare in tutto, è responsabile del Blog degli Studenti nel sito del Cortile dei Gentili.
da | Vino Nuovo
Nelle aule c'è una Chiesa-già-in-uscita che può offrire uno sguardo sui giovani - di frontiera e sulla soglia - che resterebbe altrimenti sconosciuto
La
scorsa settimana si è svolto a Roma il convegno diocesano, dedicato
al ruolo testimoniale che rivestono i genitori nella trasmissione
della fede e della bellezza della vita. Dopo il discorso tenuto da
Papa Francesco davanti ai
fedeli della chiesa di Roma nel giorno di apertura, e le due
relazioni lette nella serata successiva dalla sociologa Elisa
Manna
e dal direttore dell'ufficio catechistico monsignor Andrea
Lonardo, i protagonisti dell'ultima giornata sono stati i laboratori.
Migliaia di persone divise in cinquanta gruppi, coordinati ciascuno
da una coppia di genitori. In questi luoghi si è praticato l'ascolto
di tutti, portando avanti una riflessione quantomeno appassionata,
per avanzare infine delle proposte operative sull'amore e
l'educazione agli affetti e alla carità da parte dei genitori,
sull'accoglienza e l'accompagnamento parrocchiale dei genitori e
delle ferite familiari, sull'annuncio di fede ai genitori e sul
loro rapporto con la liturgia domenicale, sulla relazione tra i
genitori e la scuola. Il tutto rigorosamente da verbalizzare e da
consegnare al cardinal Vallini, il quale dovrà sintetizzare il
grande lavoro svolto nella relazione finale che verrà letta ai primi
di Settembre, in concomitanza all'affidamento del mandato
ecclesiale ai presbiteri e ai catechisti.
Anche
quest'anno ho deciso di partecipare e, dato il mio lavoro di
insegnante, mi sono indirizzato verso uno dei gruppi dedicati al
rapporto tra genitori e formazione scolastica dei figli. Esperienza
interessante e formativa. Anche perché, da quello che è emerso, mi
è sembrato di notare quanto ancora oscilliamo come comunità tra due
modalità di essere Chiesa
che si affrontano e confrontano da prima che io nascessi. Quella
della Presenza.
Evidente. A tratti invasiva. E quella della Mediazione.
Silenziosa. A tratti nascosta. In termini evangelici, quella del
risorto di Tiberiade
(Gv 21) e quella del risorto di Emmaus
(Lc 24).
Da un lato, infatti, è emerso che, si tratti di cultura, carità o bioetica, il compito della scuola e degli insegnanti, in particolare dell'insegnante di religione (ultimo baluardo secondo quest'ottica), dovrebbe essere quello di mostrare. Che non necessariamente coincide con il testimoniare. Mostrare, dunque, quanto di bello ha prodotto nella cultura il cattolicesimo... secondo Comunione e Liberazione; soprattutto laddove tutto ciò è ignorato. Mostrare, poi, quanto di buono fa per i poveri il cattolicesimo... della Comunità di Sant'Egidio; soprattutto laddove tutto ciò non è praticato. Mostrare, infine, quanto il vero debba essere difeso, di fronte agli attacchi della 'ideologia gender', dal cattolicesimo... del Cammino Neocatecumenale; soprattutto laddove tutto ciò è disprezzato. E chi non mostra secondo queste modalità - è stato ventilato - probabilmente si nasconde. Dunque potrebbe essere "molle", privo di coraggio. In definitiva, se non è dei nostri, forse è contro di noi. Potrebbe risiedere in questo atteggiamento l'origine della inaspettata reprimenda che il 'secondo noi' di Avvenire ha dedicato all'intervento finale del family day di sabato, pronunciato dal fondatore del Cammino neocatecumenale, Kiko Arguello.
Dall'altra
parte, quella delle periferie, è arrivata la testimonianza
di una suora, sempre cattolica, ma del Kosovo. Insegnante in una
scuola (e in una città) a stragrande maggioranza musulmana, ella ci
ha raccontato come in un luogo dove il cattolicesimo è minoranza
religiosa, se non perseguitato, la via del coraggio,
dell'appartenenza ed in un certo senso dell'apologetica sia
passata attraverso una lunga opera iniziale caratterizzata da
pazienza, gradualità e silenzio. Sulla scia di San Francesco - ha
chiosato la sorella; e di Francesco (EG, 69) - aggiungerei io...
Producendo frutti molteplici ed altrettanto evidenti. La stessa
Comunità di Sant'Egidio deve essersi resa conto che in certe
scuole superiori non si entra dall'alto, ma dal basso, se da un
paio di anni sono gli studenti giovani
per la pace a
coinvolgere i loro coetanei nelle attività caritatevoli. Con una più
efficace discrezione e delicatezza.
Perché
allora, mi chiedo, il compito di un insegnante e le sue modalità di
approccio dovrebbero essere diversi nella nostra società dove la
secolarizzazione - o, come è stato detto, la scristianizzazione -
confina il cattolicesimo in una situazione valoriale di minoranza?
Perché non fidarsi del fatto che le bellezze della cultura
cattolica, la bontà della pratica cattolica e la verità delle idee
cattoliche possano, anzi debbano, essere testimoniate
in questo modo altro,
soprattutto quando il contesto è così difficile perché dominato
dall'ignoranza, dall'assenza di vissuto condiviso, addirittura
dal disprezzo?
Non
è un caso che un paio di insegnanti di religione abbiano attirato
l'attenzione su tale conversione di atteggiamento. Un sì deciso -
hanno affermato - rispetto alla necessità di "scendere in
campo", ma domandandosi poi in quali progetti possano trasformarsi
quelle file chilometriche che si creano solo durante i loro
ricevimenti pomeridiani e che viaggiano sulla linea della
riservatezza e dell'elaborazione in profondità delle relazioni.
Constatando che è inutile puntare il dito contro i tecnici
delle colonizzazioni
ideologiche se poi i genitori
si autoesiliano dai luoghi decisionali delle scuole e se i parroci
non si svegliano e cominciano ad invitare i docenti di religione a
condividere nelle parrocchie un po' di quello scombussolamento che
loro stessi per primi, e spesso unici, sperimentano nelle classi.
Nella certezza, quindi, che l'insegnante di religione o quello
cattolico in generale debba pensarsi e viversi come un vero e proprio
enzima
- nel senso scientifico del termine...
Quella
che invece è totalmente mancata, nonostante venisse invocata
dall'instrumentum laboris
del convegno diocesano, è
una riflessione sulla scuola - e quindi sull'insegnamento (anche
della religione) - come luogo in cui le riflessioni e le azioni, le
pratiche e le verità di ogni identità culturale, compresa quella
ecclesiale, vengono sfidate a ricrearsi e rielaborarsi in modo
dinamico (EG, 122); come luogo in cui la fede - ed ogni sensibilità
religiosa - matura nel confronto culturale (scontro o incontro che
sia), solo in tal modo divenendo sapere saporoso, sapienza.
Lo
confesso. Io penso che molti insegnanti di religione siano depositari
di un sapere quasi esoterico, ottenuto dal contatto diretto con i
loro studenti. Dentro e fuori la
Chiesa, infatti, tutti dicono che bisogna costruire ponti con la
cultura delle giovani generazioni, e innanzitutto con quei giovani
che dopo la Cresima abbandonano la frequentazione della Chiesa. Quasi
nessuno, però, si rende conto che questa diaspora di ragazzi viene
incontrata ogni giorno e nei suoi anni più difficili soprattutto da
noi insegnanti di religione delle scuole medie e superiori. E siccome
l'ora di religione è ancora un'ora di cultura teologica e non di
catechismo, questi ragazzi condividono volentieri con noi azioni,
emozioni, ragionamenti, affetti, valori esistenziali e spirituali
difficilmente conoscibili in altro modo. Possiamo, anzi dobbiamo
immaginare quindi quanto si potrebbe realizzare di buono in chiave di
pre-evangelizzazione, di maturazione della fede, di mediazione tra
famiglie e scuola e tra alunni credenti e non credenti, addirittura
di accompagnamento spirituale, se si investisse in modo adeguato dal
punto di vista pastorale su questa sottovalutata risorsa ecclesiale
(EG, 132-133), su questa forma di Chiesa-già-in-uscita
che può offrire ad ogni realtà diocesana un punto di vista sui
giovani - di frontiera e sulla soglia - che resterebbe altrimenti
sconosciuto. Un punto di vista non proveniente dall'esterno, calato
sui ragazzi come un narcotico, bensì un punto di vista interno, poi
certo da mediare culturalmente, ma frutto dell'ascolto di quello
che lo Spirito muove nelle loro profondità.
Per
questo sono convinto della necessità di pensare ad una sorta di
mandato ecclesiale culturale
da affidare agli insegnanti di religione, distinto seppur
complementare con quello catechetico
annualmente affidato ai presbiteri e ai catechisti. Per questo sono
convinto della necessità di progettare un organico percorso di
ascolto delle esperienze
pastorali vissute e
sperimentate dagli insegnanti di religione nei loro contesti
scolastici, eventualmente propedeutico ad un analogo percorso di
reciproca ed arricchente verifica da svolgere insieme ai catechisti.
Alea iacta est...
Sergio Ventura, romano del '73, giurista pentito, datosi all'insegnamento per la libertà di ricerca che esso garantisce, appassionato di religione perché - disseminata ovunque - permette di curiosare in tutto, è responsabile del Blog degli Studenti nel sito del Cortile dei Gentili.
da | Vino Nuovo
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