Santa Teresina: LA CARITÀ
LA
CARITÀ
288 - Quest'anno, cara Madre,
il Signore mi ha concesso la grazia di capire che cosa è la carità; prima lo
capivo, è vero, ma in un modo imperfetto, non avevo approfondito queste parole
di Gesù: «Il secondo comandamento è simile al primo: amerai il prossimo
tuo come te stesso». Mi dedicavo soprattutto ad amare Dio, e amandolo ho capito
che l'amore deve tradursi non soltanto in parole, perché: «Non coloro che
dicono: Signore, Signore! entreranno nel regno dei Cieli, bensì coloro che
fanno la volontà di Dio». Questa volontà Gesù l'ha fatta conoscere varie volte,
dovrei dire quasi in ciascuna pagina del suo Vangelo; ma nell'ultima cena,
quand'egli sa che il cuore dei suoi discepoli brucia ancor più di amore per lui
che si è dato ad essi nell’effabile mistero della Eucaristia, questo dolce
Salvatore vuole dare un comandamento nuovo. Dice loro con tenerezza
inesprimibile: «Vi do un comandamento nuovo, di amarvi reciprocamente; come
io ho amato voi, amatevi l'un l'altro. Il segno dal quale tutti conosceranno
che siete miei discepoli sarà che vi amate scambievolmente» In qual modo Gesù ha
amato i suoi discepoli, e perché li ha amati? Ah, non erano le loro qualità
naturali che potevano attirarlo, c'era tra loro e lui una distanza infinita.
Egli era la Scienza, la Sapienza eterna; essi erano dei poveri pescatori
ignoranti e pieni di pensieri terrestri. Tuttavia Gesù li chiama suoi amici,
suoi fratelli. Vuole vederli regnare con lui nel regno di suo Padre, e per
aprir loro questo regno vuole morire sopra una croce, perché ha detto: «Non c'è
amore più grande che dare la vita per coloro che amiamo».
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