291 - Non duro fatica a
persuadermene, perché un giorno ho fatto una piccola esperienza che mi ha
dimostrato come non si debba
giudicare mai. Fu durante una ricreazione, la
portiera suonò due colpi, bisognava aprire la porta grande degli operai per far
entrare degli alberi destinati al presepio. La ricreazione non era gaia perché
lei non c'era, Madre cara, perciò io pensavo che se m'avessero mandato a
servire da «terza», sarei stata ben contenta; la madre sottopriora mi disse
proprio di andare io, oppure la consorella che si trovava accanto a me. Io
cominciai a togliermi subito il grembiule, abbastanza lentamente affinché la
mia compagna si liberasse del suo prima di me, perché pensavo di farle piacere
lasciandole la possibilità di essere «terza». La suora che sostituiva la
portiera ci guardava ridendo, e quando vide che mi ero alzata ultima, mi disse:
«Avevo ben pensato che non sarebbe stata lei a guadagnare una perla per la sua
corona, andava troppo piano...». Certamente tutta la comunità credette che
avessi agito per natura, e non saprei dire quanto bene all'anima mi abbia fatto
una cosa così piccola, rendendomi indulgente per le debolezze delle altre. Ciò
mi impedisce anche di provare un senso di vanità quando sono giudicata
favorevolmente, perché mi dico questo: poiché prendono per imperfezione i miei
piccoli atti di virtù, potranno altrettanto bene ingannarsi prendendo per
virtù ciò che è soltanto imperfezione. Allora dico con san Paolo: «Mi metto ben
poco in angustie per il giudizio di qualsiasi tribunale umano. Non mi giudico io
stessa, colui che mi giudica e' il Signore». Così per rendere favorevole
quel giudizio, o piuttosto per non essere giudicata affatto, voglio aver sempre
pensieri caritatevoli, perché Gesù ha detto: «Non giudicate, non sarete
giudicati».
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