289 - Madre amata, meditando
su queste parole di Gesù ho capito quanto l'amore mio per le mie sorelle era
imperfetto, ho visto che non le amavo come le ama Dio. Capisco ora che la carità
perfetta consiste nel sopportare i difetti degli altri, non stupirsi delle loro
debolezze, edificarsi dei minimi atti di virtù che essi praticano, ma
soprattutto ho capito che la carità non deve restare affatto chiusa nel fondo
del cuore: «Nessuno - ha detto Gesù - accende una fiaccola per metterla sotto il
moggio, ma la mette sul candeliere affinché rischiari tutti coloro che
sono in casa». Mi pare che questa fiaccola rappresenti la carità la quale deve
illuminare, rallegrare, non soltanto coloro che mi sono più cari, ma tutti
coloro che sono nella casa, senza eccettuar nessuno.
290 - Quando il Signore aveva
comandato al suo popolo di amare il prossimo come se stesso, non era venuto
ancora sulla terra; così, sapendo bene a qual punto si ami la propria persona,
non poteva chiedere alle sue creature un amore più grande per il prossimo. Ma
quando Gesù dà ai suoi apostoli un comandamento nuovo, il comandamento
proprio suo, come dirà altrove, non parla di amare il prossimo come se
stessi, bensì di amarlo come lui, Gesù, l'ha amato, come l'amerà fino
alla consumazione dei secoli. Signore, so che voi non comandate alcunché
d'impossibile, conoscete meglio di me la mia debolezza, la mia imperfezione,
voi sapete bene che mai potrei amare le mie sorelle come le amate voi, se voi
stesso, o mio Gesù, non le amaste ancora in me. E perché voi volevate concedermi
questa grazia, che avete fatto un comandamento nuovo. Oh, come l'amo, il vostro
comandamento, poiché mi dà la sicurezza che la volontà vostra è di amare in
me tutti coloro che voi mi comandate di amare. Sì, lo sento, quando sono
caritatevole è Gesù solo che agisce in me, più sono unita con lui, più amo anche
tutte le mie sorelle. Quando voglio aumentare in me quest'amore, soprattutto
quando il demonio cerca di mettermi davanti agli occhi dell'anima i difetti di
quella o quell'altra sorella che mi è meno simpatica, mi affretto a cercare le
sue virtù, i suoi buoni desideri; mi dico che, se l'ho vista cadere una volta,
ella può bene avere riportato un gran numero di vittorie che nasconde per
umiltà, e perfino ciò che mi pareva un errore può benissimo essere, a causa
dell'intenzione, un atto di virtù.

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