sabato 13 giugno 2015

Don Paolo Zamengo SDB - La forza esplosiva del seme



 
   Mc 4, 26-34

Protagonista della parabola è il seme e la sua forza interiore. Niente nel mondo della natura è più fragile di un seme eppure niente è più carico di futuro.  La parabola del seme non nega né minimizza l’azione dall’agricoltore: l’aratura, la concimazione e l’irrigazione, e neppure il fattore terreno. Più certa è la speranza di un raccolto abbondante per un seme deposto su terra buona.

Il seme simboleggia la singolare energia della parole di Dio. Di fronte al suo vigore non rimane che la contemplazione silenziosa. La Parola ha una forza straordinaria: è creatrice, vivificante ed efficace. Grazie ad essa la Parola cresce, fruttifica e si sviluppa perché è soprattutto opera di Dio.

Il seme della Parola di Dio agisce con dinamiche e tempistiche diverse. Si manifesta spesso nell’assenza di segni esteriori ma opera lentamente e in profondità. Produce anche quando tutto sembra rimanere inalterato.  La realtà del Regno di Dio sfugge a qualsiasi valutazione dettata da criteri terreni.

Il Regno di Dio matura attraverso i giorni che passano e la fede abilita a percepire nell’invisibile quotidiano la forza vitale del seme. Il Regno di Dio cresce attraverso il quotidiano srotolarsi della vita, nell’atto di condividere il pane, nel dono di un sorriso, in un atto nascosto di generosità, in uno sguardo di simpatia, in un segno esplicito di amicizia.

Ci sono varie finestre dalle quali riuscire a contemplare un seme e la sua crescita: quella di chi ne esalta la grandezza ma pure quella di Gesù che si stupisce della sua piccolezza. In realtà conta che il seme diventi albero, che sia abitato e che gli uccelli del cielo trovino riparo. Non è rilevante per la pianta urlare al mondo la propria zona d’ombra, serve di più che essa si lasci invadere, occupare e abitare. Sarà l’invasione dei nidi degli uccelli a raccontare il valore della pianta.

Dove possiamo incontrare i segni del futuro? La direzione è il battito del cuore degli ultimi della terra. In un certo senso le piaghe della storia indicano anche le pieghe che essa prenderà e le strade che la chiesa è chiamata a frequentare se vuole essere anima del mondo.

Oggi l’umanità vive una stagione difficile da decifrare. Per alcuni il presente è tempo di distrazione, per altri di lavoro, per alcuni di attesa, per altri di orientamento. Per molti, anche di noi, sembra, invece, la fine. Il presente pare il momento ultimo della speranza, il tempo in cui bisogna ammainare le vele.

Ma Gesù ci ricorda che l’ora più buia della notte è quella che precede il sorgere del sole. Come il mattino di Pasqua. I poveri, i disperati, i perseguitati invocano l’unità del mondo, la tolleranza e l’interdipendenza, il bisogno di trascendenza e di ospitalità.

Il mondo sta diventando villaggio e i discepoli di Gesù sono chiamati ad aprire le porte del cuore prima ancora che le frontiere dei confini geografici. Lo spirito del Risorto, anima della chiesa, porti i credenti a un soprassalto di sensibilità, ad alzare le antenne del cuore, e a offrire il vangelo a quanti vanno cercando parole di verità e nuovi linguaggi dell’amore.

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