di Mario Adinolfi
La notizia che molti attendevano, la legalizzazione del matrimonio
omosessuale in tutti gli Stati Uniti, non mi coglie di sorpresa. Agli
amici che anche giovedì sera speranzosi mi dicevano che poteva esserci
un esito diverso, spiegavo non c'era mezza possibilità e che la Corte
Suprema avrebbe vissuto il "tradimento" di un esponente repubblicano pur
nominato da Ronald Reagan (Anthony Kennedy, per chi volesse appuntarsi
il nome). D'altronde chi ha letto Voglio la mamma sa che questa facile
profezia è contenuta nel mio libro e non sono certo un indovino: sono
solo una persona che trascorre spesso del tempo negli Stati Uniti, li
conosco benino, ne conosco il dibattito su questi temi, ormai
assolutamente prono al pensiero unico gender. Ma precisiamo subito
alcune cose.
Negli Usa la sanità è a carico del cittadino, in Italia no. Negli Usa
c'è il presidenzialismo, in Italia no. Negli Usa è legittimo anche
l'utero in affitto, in Italia no. Negli Usa è legale il matrimonio gay,
in Italia no. No big deal, come si dice da quelle parti. Continuons le
combat, come ha scritto Giuseppe Rusconi mutuando il motto
rivoluzionario dopo l'impressionante mobilitazione di piazza San
Giovanni. Insomma, non facciamoci fregare dalla retorica del piano
inclinato, nessuna preoccupazione, in Italia la battaglia resta quella
di sempre con un popolo ampiamente contrario al matrimonio omosessuale
nonostante la massiccia campagna di stampa. Mi preoccupa molto di più la
strage in Tunisia, che segna l'avanzata dell'Isis a un anno solo dalla
sua "emersione" dalla galassia fondamentalista: sono arrivati e un passo
da casa, anche la decapitazione dell'imprenditore in Francia lo
dimostra. Questi sono i fatti che atterriscono, non certo una pur
importante sentenza della Corte Suprema.
Una sentenza, sarà bene comunque dirlo, completamente sbagliata. Il
sistema statunitense ora rappresenta la meta ideale di ogni ideologo
lgbt: matrimonio omosessuale, piena libertà di filiazione praticamente
con qualsiasi tecnica, compravendita di ovuli e di bambini legittimata,
affitto di uteri al miglior offerente. Un sistema infernale di puro
business, dove la agenzie che si occupano di maternità surrogata sono
tutte multimilionarie. Negli Stati Uniti l'ultima novità è la
"maternità" della cantante Beyoncè che siccome non può "permettersi una
gravidanza" per via degli impegni professionali nello show business
insieme al compagno Jay Z, hanno affittato un utero. Anzi, come
riportano i media americani, poverini i due ci hanno messo "addirittura
due mesi" per scegliersi la donna giusta da affittare. Speriamo che
almeno portino a compimento i loro propositi genitoriali, non facciano
come quella conduttrice, Sherri Shepherd, che all'ottavo mese e mezzo di
gravidanza, non propria ma della donna di cui aveva affittato l'utero,
ha litigato con il marito e deciso che lei di quel bambino che stava per
nascere non intendeva occuparsi: "E' una cosa che non mi riguarda".
Certo, una "cosa". Le persone trasformate in cose. I bambini trasformati
in oggetti di compravendita. La sentenza sbagliata della Corte Suprema
americana trasforma l'istituto del matrimonio e ufficializza la
desessualizzazione della genitorialità. Non si nascerà più attraverso un
atto fisico d'amore, si verrà prodotti per soddisfare un desiderio che è
stato purtroppo promosso a diritto. Sì, si verrà prodotti perché due
uomini non generano, due donne non generano, solo l'incontro tra un uomo
e una donna è fecondo. Ma se si afferma la desessualizzazione della
genitorialità, allora si desertifica in prospettiva anche l'incontro tra
l'uomo e la donna, che diventerà infecondo: la gravidanza anziché un
momento di gioia sarà affare da delegare a donne-schiave umiliate a
ruolo di moderne fattrici, per la gioia di chi ha individuato il filone
di un business colossale: quello della produzione di un essere umano,
quello che un tempo era l'atto gratuito per eccellenza. Si faceva
l'amore, per amore; e per amore veniva al mondo un figlio. I giudici
della Corte Suprema, i cinque giudici favorevoli al matrimonio
omosessuale che hanno battuto i quattro giudici contrari per il
tradimento di un repubblicano nominato nel 1988, portano una grave
responsabilità. In Italia non siamo obbligati a seguirli nel burrone.
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