La tempesta sul lago si è
placata. La parola imperiosa di Gesù “Taci, calmati”, se da una parte ha avuto
l’effetto di calmare la bufera, dall’altra, proprio queste parole hanno
scatenato un’altra bufera seminando nel cuore degli apostoli paure e
interrogativi altrettanto sconvolgenti. “Chi è costui a cui anche il mare e il
vento obbediscono?
Gesù aveva trascorso gli ultimi
giorni nella predicazione. Si era dedicato anima e corpo a parlare del Regno.
Dal suo cuore erano uscite parole e parabole semplici ed eloquenti che
l’evangelista Marco ha raccontato.
Attorno alla figura del seminatore Gesù ricama le immagini più belle. Il
seme lanciato in ogni angolo del campo con divina esuberanza. Dio scommette
perfino sui sassi e sui rovi e il suo cuore gioisce anche di un frutto raccolto
al di sotto delle aspettative.
Gesù, e noi con lui, rimaniamo
estasiati di fronte al miracolo della natura. È solo un piccolo seme quello che
cade nel cuore dell’uomo ma porta in sé le chiavi del Regno. Quel Regno
invisibile agli occhi, che cresce per grazia e sorpresa. Come spiga di grano, promessa di pane
fragrante o come arbusto ricco di nidi e di gridi di passeri festanti.
Gesù sa che la sua parola è
caduta abbondante nel cuore della folla. Lo seguivano in tanti, lo ascoltavano
in molti, e lui non aveva neppure il tempo di prendere cibo. Così una sera,
sorprendendo tutti, tracciò le coordinate del suo domani. “Venuta
la sera, Gesù disse ai suoi discepoli: Passiamo all’altra riva”.
Quella notte, non parlò di campi e di grano, di nidi e di
primavere. Voltiamo pagina, sembrò dire, Da leggere o da scrivere, c’è un altro
capitolo. I discepoli non capiscono. Sono sulla barca con lui, in piena
comunione. Lo hanno preso con sé, così com’era, dice il vangelo. Eppure
attorno, sopra e sotto, si scatena una bufera spaventosa. Soprattutto il sonno
di Gesù. Così poco opportuno, così poco rassicurante, così indecifrabile.
Un urlo, grande come una ferita, pericoloso come una falla sul
fondo di una barca: “Signore, non t’importa che siamo perduti?”. Cosa ha
spaventato questi dodici uomini, questi
esperti frequentatori di navigazioni notturne? Quale tempesta si era sollevata
a sconvolgere la calma piatta del loro cuore?
Questa è la tempesta: Signore chi sei? “Chi è dunque costui?”.
È la domanda che attraversa tutto il vangelo. Se lo chiederà, un giorno, anche
Pilato, e con lui se lo chiederanno i sommi sacerdoti e tutta Gerusalemme. Ma è
anche una domanda che appartiene a tutti coloro che hanno incontrato Gesù. E
giunge fino a noi, a me e a te, oggi. “Chi sei?”
Gli apostoli spaventati rimproverano Gesù. “Non t’importa che
noi moriamo?”. E Gesù rimprovera gli apostoli: “Non avete ancora fede?”. Questo
racconto mette in evidenza alcune cose importanti. Apostoli sono anche quelli che hanno paura,
perché, prima, hanno paura del mare e, quando Gesù calma le onde, hanno paura
di Gesù. Hanno paura della loro stessa paura.
Sa chi è Gesù chi è capace di stupore vedendo un seme che cresce
e un campo ricoprirsi di spighe. Sa chi è Gesù chi sale sulla sua barca. Chi
gli fa posto nella sua. Chi gli offre la vita, chi sta con lui. Chi vive la
comunione, condividendo la passione per il Regno.
Sa chi è Gesù chi nelle tempeste della vita ha il coraggio di
gridare. La parola “grido” è una delle più frequenti nei salmi che è il libro
delle preghiere d’Israele. Dal profondo a te grido, Signore.
Sa chi è Gesù chi non ha paura del mare e parte. Perché c’è
qualcuno da portare, c’è qualcuno che si fida di te e ti dice: “Coraggio,
passiamo all’altra riva: tutto è grazia”.

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