La ragazza, dalla caparbietà
dei santi, non si limita a cercare soltanto un posticino dove stare e se trova
il suo posto, la sua dimora, e questo spazio è il centro di tutto, punto di
partenza da cui ogni cosa si dipana, traguardo d’arrivo in cui tutto ha
compimento, insondabile profondità in cui la vita continuamente si genera,
suprema sommità che abbraccia l’universo, questo non basta per chi desidera il
“tutto”, non basta a Teresa, il cui cuore, aspira all’infinito.
Chiaro allora il passaggio
successivo per cui Teresa, ormai situata al “centro”, va oltre e sceglie di
essere il principio vitale di tale centro, ossia l’Amore. Ed è l’amore che parte
dalla radice e raggiunge tutti i rami anche i più lontani e più sottili,
vivificandoli tutti e ciascuno con la sua linfa.
Da qui il messaggio di Teresa,
valido oggi come un tempo, per tutti i cristiani, per tutti coloro che cercano
la verità, in ogni luogo, fuori o dentro un monastero. Teresa “ricorda così a
coloro che Dio attira nel chiostro la fecondità della contemplazione apostolica,
agli apostoli lanciati nella mischia il primato della loro unione alla Vite,
quella passività davanti a Dio in cui, nel mistero, si nutre ogni azione
profonda: in che modo infatti si può parlare del Signore come di un amico con
una fede contagiosa? A coloro che la malattia condanna all’inattività o che la
persecuzione lentamente disumana reca la certezza di un’efficienza
soprannaturale che può fare di loro i più grandi nel Regno. A tutti infine,
qualunque sia il peso del lavoro e la propria oscurità, Teresa ripete il
richiamo universale all’intimità con Dio. […] Essere in ogni luogo e in ogni
circostanza il trasformatore divino, l’uomo rinato dall’acqua e dallo Spirito,
capace di offrire, in tutto ciò che è, gli uomini allo sguardo misericordioso
del Salvatore per permettere a Lui di assumerli e donare loro un nome eterno”.
Nessun commento:
Posta un commento