Fiducia e abbbandono
La “pace, la serenità del navigatore il quale scorge il faro del suo
porto , la certezza ormai di sapere come arrivare a Dio e a impadronirsi della
fiamma dell’amore, non impediscono il sorgere di una domanda, che è quella di
Teresa ma è anche la nostra: “In qual modo può, un’anima imperfetta come la
mia, aspirare a possedere la pienezza dell’Amore? ” Come può un'anima così imperfetta come la mia aspirare a possedere la
pienezza dell'Amore? O Gesù, mio primo, mio solo Amico, tu che io amo
UNICAMENTE, dimmi che mistero è questo? Perché non riservi queste immense
aspirazioni alle grandi anime, alle Aquile che si librano nelle altezze?...
La risposta di Teresa si traduce in un gesto di
abbandono e di fiducia: “Io mi considero invece un debole uccellino coperto
solo da un po’ di piuma lileve. Non sono un'aquila: dell'aquila ho
semplicemente gli occhi e il cuore perché, nonostante la mia piccolezza
estrema, oso fissare il Sole Divino, il Sole dell'Amore, e il mio cuore sente
dentro di sé tutte le aspirazioni dell'Aquila... L'uccellino vorrebbe volare
verso quel Sole brillante che affascina i suoi occhi, vorrebbe imitare le
Aquile sue sorelle che vede elevarsi fino al focolare Divino della Trinità
Santissima... Ahimè, tutto ciò che riesce a fare è sollevare le sue piccole
ali! Ma alzarsi in volo, questo non è nelle sue piccole possibilità! Che ne
sarà di lui? Morirà dal dispiacere nel vedersi così impotente?... Oh, no!
L'uccellino non si affliggerà nemmeno. Con un abbandono audace, vuole restare a
fissare il suo Sole Divino. Niente potrebbe spaventarlo: né vento, né la
pioggia. E se nubi oscure vengono a nascondere l'Astro dell'Amore, l'uccellino
non cambia posto, sa che al di là delle nubi il suo Sole brilla sempre, che il
suo splendore non potrebbe eclissarsi neanche un momento. (continua)

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