296 - Ma non basta amare,
bisogna dimostrarlo. Si è naturalmente felici di fare un dono a un amico,
soprattutto ci piace fare delle sorprese, ma ciò non è affatto carità, perché lo
fanno anche i peccatori. Ecco ciò che Gesù m'insegna ancora: «Date a chiunque
vi chiede; e se vi prendono ciò che vi appartiene, non lo
richiedete». Dare a tutte coloro che chiedono, è meno dolce che offrire
spontaneamente per l'impulso del cuore; ancora, quando ci chiedono gentilmente,
non ci costa di dare; ma se per disgrazia non usano parole abbastanza delicate,
subito l'anima si ribella se non è radicata nella carità. Trova mille motivi per
rifiutare quello che le viene chiesto, e, solo dopo aver fatto sentire a chi
domanda la sua indelicatezza, le accorda infine come grazia ciò che quella
desidera, oppure le fa un lieve favore che avrebbe richiesto un tempo venti
volte minore a quello che c'è voluto per far valere diritti immaginari. Se è
difficile dare a chiunque domanda, lo è ancora di più lasciar prendere quel che
ci appartiene senza pretendere che ce lo restituiscano. Madre mia, dico che è
difficile, piuttosto dovrei dire che sembra difficile, perché il giogo del
Signore è soave e leggero; quando lo si accetta, sentiamo subito la sua dolcezza
ed esclamiamo col Salmista: «Ho corso nella via dei vostri comandamenti,
dopo che voi avete dilatato il mio cuore». Soltanto la carità può dilatare il
mio cuore. O Gesù, da quando questa fiamma dolce mi consuma, corro con gioia
sulla via del vostro comandamento nuovo. Voglio correre in essa fino al
giorno felice nel quale, unendomi al corteo verginale, potrò seguirvi negli
spazi infiniti, cantando il vostro cantico nuovo, quello dell'Amore.

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