Now the law of the land...
di Luigi Amicone
Antonio Gramsci era un
marxista che rimproverava al cristianesimo una visione dell’uomo che ha
plasmato «tutte le filosofie». «È su questo punto – diceva Gramsci – che
occorre riformare il concetto dell’uomo». Come? «Se ci pensiamo, vediamo che
ponendoci la domanda che cosa è l’uomo vogliamo dire: che cosa l’uomo può
diventare, se cioè l’uomo può dominare il proprio destino, può “farsi”, può
crearsi una vita. Diciamo dunque che l’uomo è un processo e precisamente è il
processo dei suoi atti». (Il materialismo storico, Ed. Riuniti, Roma
1977, pp. 32-35).
«Bisogna riformare il
concetto di uomo». Se ci pensiamo, la militanza sotto il Califfato in Oriente e
la militanza sotto l’agenda Lgbt in Occidente sono due apparenti opposizioni
che incarnano un unico gigantesco sforzo (jihad) di “riforma” dell’uomo. E
nello stesso identico “spirito di servizio”. Quale spirito di servizio? Lo
spirito anticristiano. Se ci pensiamo, infatti, l’essere che oggi proclama la
propria radicale avversione all’uomo in nome di Dio e la propria radicale
avversione a Dio in nome dell’uomo, è un essere che, in particolare, proclama
la propria radicale avversione al cristianesimo. E questa sarebbe la “riforma”
fondamentale dell’uomo, l’aveva vagheggiata Gramsci e realizzata Nietzsche, «è
il nostro gusto che decide contro il cristianesimo».
Fin qui l’osservazione di
carattere, diciamo così, filosofico. Ma se dall’esame della filosofia che
sembra ispirare l’attuale spirito del tempo che vede due opposte volontà di
potenza convergere nichilisticamente contro il nemico comune – il cristianesimo
– importa anche rilevare la pratica di dominio che questa filosofia-spirito-del-tempo
sottende. Perché, solo per fare un esempio, l’attuale amministrazione
democratica americana che si è fatta “luce del mondo” nobilitando
l’indifferenza sessuale, rimane ad oggi quasi del tutto indifferente (o
“riluttante”, come si dice) all’intervento contro il Califfato, il più bestiale
dei fenomeni totalitari che si siano visti dopo il Terzo Reich e il comunismo
asiatico alla Pol Pot? Siamo sicuri che il “fanatismo economico”, per dirla con
il giovane filosofo marxista Diego Fusaro, non sia giunto a sposarsi con il
fanatismo tout-court, si tratti di negare l’evidenza di ciò che sta alla base
della famiglia o di impedirsi l’uso della forza davanti all’evidenza della
ferocia dispiegata?
Le osservazioni di Fusaro sul Fatto
Quotidiano sono in effetti molto interessanti.
Riguardano solo un aspetto della questione sopra esposta e sono state scritte
all’indomani del Family Day del 20 giugno scorso.
Sentiamo cosa dice.
«Tra gli ostacoli che il
capitale mira ad abbattere vi è, anzitutto, la comunità degli individui
solidali che si rapportano secondo criteri esterni al nesso mercantile
del do ut des. Il capitale aspira, oggi più che mai, a neutralizzare
ogni comunità ancora esistente, sostituendola con atomi isolati incapaci di
parlare e di intendere altra lingua che non sia quella anglofona dell’economia
di mercato». E ancora. «Se la famiglia comporta, per sua natura, la stabilità
affettiva e sentimentale, biologica e lavorativa, la sua distruzione risulta
pienamente coerente con il processo oggi in atto di precarizzazione delle
esistenze. Il fanatismo economico aspira a distruggere la famiglia, giacché
essa costituisce la prima forma di comunità ed è la prova che suffraga
l’essenza naturaliter comunitaria dell’uomo. Il capitale vuole vedere
ovunque atomi di consumo, annientando ogni forma di comunità solidale estranea
al nesso mercantile».
Da tutto ciò ne consegue
«che l’odierna difesa delle coppie omosessuali da parte delle forze
progressiste non ha il proprio baricentro nel giusto e legittimo riconoscimento
dei diritti civili degli individui, bensì nella palese
avversione nei confronti della famiglia tradizionale e, più in generale,
di tutte le forme ancora incompatibili con l’allargamento illimitato della
forma merce a ogni ambito dell’esistenza e del pensiero». Conclusione: «La
“destra del denaro” detta le leggi strutturali, la “sinistra del costume”
fornisce le sovrastrutture che le giustificano sul piano sul piano
simbolico. Così, se la “destra del denaro” decide che la famiglia deve essere
rimossa in nome della creazione dell’atomistica delle solitudini consumatrici,
la “sinistra del costume” giustifica ciò tramite la delegittimazione della
famiglia come forma borghese degna di essere abbandonata, silenziando come
“omofobo” chiunque osi dissentire. Chi, ad esempio, si ostini a pensare che vi
siano naturalmente uomini e donne, che il genere umano esista nella sua unità
tramite tale differenza e, ancora, che i figli abbiano secondo natura un padre
e una madre è immediatamente ostracizzato con l’accusa di omofobia. La
categoria di omofobia non fa valere soltanto una giusta presa di posizione
contro l’intolleranza di chi non rispetta le differenze: diventa essa
stessa una nuova categoria dell’intolleranza, con cui non si accetta
l’esistenza di prospettive diverse. È, per dirla con Orwell, una categoria con
cui si punisce lo “psicoreato” di chi osi violare l’ortodossia del
politicamente corretto».
Ma facciamo un ulteriore
un passo avanti nel segno dell’interrogativo e dello spirito sopra accennati:
da che parte arriva l’ondata di migranti e profughi che sta invadendo l’Europa?
Dalla destabilizzazione del mondo musulmano operata dall’offensiva jihadista
dall’Iraq alla Nigeria. Ma come si sostiene economicamente e militarmente tale
offensiva? Con i petrodollari dei paesi islamici del Golfo. Gli stessi paesi
alleati dell’Occidente che con i loro oligarchi e fondi sovrani che
gestiscono bilanci per migliaia di miliardi di dollari (si pensi che l’Arabia
Saudita, che ha finanziato la fondazione della iper Lgbt Hillary Clinton, solo
per l’anno 2014 ha annunciato un bilancio di 228 miliardi di dollari con un
surplus di quasi 55 miliardi) fanno correre i mercati grazie a investimenti
ciclopici – in Borsa, in acquisizioni immobiliari, in partecipazioni azionarie
in aziende multinazionali – e costituiscono un asset fondamentale per il
capitalismo (fanatico?) internazionale.
Tempi
da | kairosterzomillennio
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