Perché ti amo, o Maria
Poco tempo prima di morire, nel maggio
del 1897, Teresa rivelò quale posto aveva Maria nella sua vita mediante
un lungo componimento poetico dal titolo Pourquoi je t'aime, ô Marie (Perché t'amo, Maria, P 54)[1].
E' la sua ultima poesia, quasi il suo testamento mariano composto a
richiesta di suor Maria del sacro Cuore, la sorella Maria, per la quale
aveva già scritto il suo capolavoro, il secondo manoscritto
autobiografico (Ms B), alcuni mesi prima (settembre 1896).
Esiste una parentela profonda tra i due
testi. Sono preghiere rivolte a Gesù (ms B) e a Maria (P 54); sono
animate dallo stesso grande ritornello: "ti amo". Questo atto d'amore,
che Teresa desiderava rinnovare "ad ogni battito del suo cuore (...) un
numero infinito di volte" (cf. Pri 6), è stato la sua ultima parola,
espressa in un ultimo sospiro. Teresa è morta mentre diceva a Gesù: "Dio
mio, ti amo". Questo fondamentale "Gesù ti amo", che illumina tutti gli
scritti di Teresa, non è un'espressione sentimentale, ma l'atto stesso
della carità, mediante la quale lo Spirito santo la introduce nella vita
intima della Trinità. Così ha scritto: "Ah! tu lo sai, divino Gesù, ti
amo. / Lo Spirito d'amore m'infiamma del suo fuoco. / Amandoti attiro il
Padre" (P 17).
Inseparabile da questo "Gesù ti amo" è
l'atto d'amore rivolto a Maria: "Ti amo, o Maria". E' il grande
ritornello della poesia mariana di Teresa; già enunciato nel titolo,
instancabilmente ripetuto lungo le strofe, è illuminato dall'altro
ritornello: "Sono tua figlia" (o bambina: "enfant"). La poesia è quindi
come il complemento mariano dei manoscritti autobiografici, e a partire
da essa si può tentare di scoprire il posto di Maria nella vita di
Teresa e nella sua dottrina spirituale.
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