1) Preghiera
Sii propizio a noi tuoi fedeli, Signore,
e donaci i tesori della tua grazia,
perché, ardenti di speranza, fede e carità,
restiamo sempre fedeli ai tuoi comandamenti.
Per il nostro Signore Gesù Cristo...
e donaci i tesori della tua grazia,
perché, ardenti di speranza, fede e carità,
restiamo sempre fedeli ai tuoi comandamenti.
Per il nostro Signore Gesù Cristo...
2) Lettura del Vangelo
Dal Vangelo secondo Matteo 12,46-50
In quel tempo, mentre Gesù parlava
ancora alla folla, ecco sua madre e i suoi fratelli stavano fuori e
cercavano di parlargli. Qualcuno gli disse: «Ecco, tua madre e i tuoi
fratelli stanno fuori e cercano di parlarti». Ed egli, rispondendo a chi
gli parlava, disse: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». Poi,
tendendo la mano verso i suoi discepoli, disse: «Ecco mia madre e i
miei fratelli! Perché chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei
cieli, egli è per me fratello, sorella e madre».
3) Riflessione
• La famiglia di Gesù. I parenti
giungono alla casa dove si trovava Gesù. Probabilmente vengono da
Nazaret. Di lì fino a Cafarnao c’è una distanza di 40 chilometri. Anche
sua madre viene insieme a loro. Non entrano, ma mandano un messaggio:
«Ecco, tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e cercano di parlarti».
La reazione di Gesù è chiara: «Chi è mia madre, chi sono i miei
fratelli?» E lui stesso tendendo la mano verso i suoi discepoli, disse:
«Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chiunque fa la volontà del
Padre mio che è nei cieli, egli è per me fratello, sorella e madre». Per
capire bene il significato di questa risposta conviene guardare la
situazione della famiglia al tempo di Gesù.
• Nell’antico Israele, il clan, cioè, la
grande famiglia (la comunità), era la base della convivenza sociale.
Era la protezione delle famiglie e delle persone, la garanzia del
possesso della terra, il veicolo principale della tradizione, la difesa
dell’identità. Era il modo concreto da parte della gente di quella epoca
di incarnare l’amore di Dio e l’amore verso il prossimo. Difendere il
clan era lo stesso che difendere l’Alleanza.
• Nella Galilea del tempo di Gesù, a
causa del sistema impiantato durante i lunghi governi di Erode Magno (37
a.C. a 4 a.C.) e di suo figlio Erode Antipa (4 a.C. a 39 d.C.), il clan
(la comunità) si stava debilitando. Le imposte da pagare, sia al
governo che al tempio, i debiti in aumento, la mentalità individualista
dell’ideologia ellenistica, le frequenti minacce di repressione violenta
da parte dei romani e l’obbligo di accogliere i soldati e dare loro
ospitalità, i problemi sempre più grandi di sopravvivenza, tutto questo
spingeva le famiglie a rinchiudersi in se stesse e pensare alle proprie
necessità. Questa chiusura si vedeva rafforzata dalla religione
dell’epoca. Per esempio, chi dedicava la sua eredità al Tempio poteva
lasciare i suoi genitori senza aiuto. Ciò indeboliva il quarto
comandamento che era la spina dorsale del clan (Mc 7,8-13). Oltre a
questo, l’osservanza delle norme di purezza era un fattore di
emarginazione per molte persone: donne, bambini, samaritani, stranieri,
lebbrosi, indemoniati, pubblicani, malati, mutilati, paraplegici.
• E così, la preoccupazione con i
problemi della propria famiglia impediva alle persone di riunirsi in
comunità. Ora, affinché potesse manifestarsi il regno di Dio nella
convivenza comunitaria della gente, le persone dovevano superare i
limiti stretti della piccola famiglia ed aprirsi di nuovo alla grande
famiglia, alla Comunità. Gesù dette l’esempio. Quando la sua famiglia
cercò di impossessarsi di lui, reagì ed allargò la famiglia: «Chi è mia
madre e chi sono i miei fratelli?». Poi, tendendo la mano verso i suoi
discepoli, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chiunque fa
la volontà del Padre mio che è nei cieli, egli è per me fratello,
sorella e madre». Creò comunità.
• Gesù chiedeva lo stesso a tutti coloro
che volevano seguirlo. Le famiglie non potevano rinchiudersi in se
stesse. Gli esclusi e gli emarginati dovevano essere accolti nella
convivenza e così sentirsi accolti da Dio (cf Lc 14,12-14). Questo era
il cammino per raggiungere l’obiettivo della Legge che diceva: “Non vi
sarà alcun bisognoso tra di voi” (Dt 15,4). Come i grandi profeti del
passato, Gesù cerca di consolidare la vita comunitaria nei villaggi
della Galilea. Riprende il senso profondo del clan, della famiglia,
della comunità, quale espressione dell’incarnazione dell’amore verso Dio
e verso il prossimo.
4) Per un confronto personale
• Vivere la fede nella comunità. Che posto ha e che influsso ha la comunità nel mio modo di vivere la fede?
• Oggi, nella grande città, la
massificazione promuove l’individualismo che è contrario alla vita in
comunità. Cosa sto facendo per combattere questo male?
5) Preghiera finale
Ho sperato: ho sperato nel Signore
ed egli su di me si è chinato,
ha dato ascolto al mio grido.
Mi ha messo sulla bocca un canto nuovo,
lode al nostro Dio. (Sal 39)
ed egli su di me si è chinato,
ha dato ascolto al mio grido.
Mi ha messo sulla bocca un canto nuovo,
lode al nostro Dio. (Sal 39)
da | O. Carm
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