Queste parole sono uscite dalla bocca
dell'Immacolata stessa; perciò debbono indicare con la massima
precisione e nel modo più essenziale chi Ella è.
Se generalmente le parole umane non sono
in grado di esprimere le realtà divine, anche nel nostro caso, quindi,
il significato di queste parole deve essere molto più profondo,
incomparabilmente più profondo, più bello e più sublime delle realtà che
generalmente esprimono, o alla cui conoscenza la sola intelligenza,
anche la più perspicace, potrebbero condurre.
[Il detto:] “Occhio non vide, né
orecchio udì, né mai entrò in cuore di uomo” [Is 64, 4; 1 Cor 2, 9], si
può applicare in tutta la sua pienezza anche in questo caso.
Tuttavia, è possibile ed è perfino
necessario - almeno entro i limiti nei quali la nostra intelligenza e le
nostre parole sono in grado di farlo - pensare e parlare e scrivere e
leggere sull'Immacolata.
Chi sei, o Immacolata Concezione?
Non Dio, poiché Egli non ha principio;
non un angelo, creato direttamente dal nulla; non Adamo, plasmato con il
fango della terra; non Eva, tratta da Adamo; e neppure il Verbo
incarnato, il quale esisteva già dall'eternità ed è “concepito”
piuttosto che “concezione”. Prima della concezione i figli di Eva non
esistevano, perciò possono meglio chiamarsi “concezione”, tuttavia Tu
differisci anche da loro, poiché sono concezioni contaminate dal peccato
originale, mentre Tu sei l'unica Concezione Immacolata.
Tutto ciò che esiste al di fuori di Dio,
proprio per il fatto che proviene da Dio, totalmente e sotto ogni
aspetto da Dio, porta in sé una somiglianza con il Creatore, e nel
creato non esiste nulla che non rechi in sé una tale somiglianza, poiché
tutto è effetto di questa prima causa.
La verità è che le parole che
definiscono realtà create ci parlano delle perfezioni divine soltanto in
modo imperfetto, limitato, analogico. Sono un eco più o meno lontano
degli attributi divini, come le svariate creature che esse definiscono.
Ma la concezione costituisce forse un'eccezione? Non è possibile, poiché in questo campo non esistono eccezioni di sorta.
Il Padre genera il Figlio, mentre lo
Spirito procede dal Padre e dal Figlio. In queste poche parole è
racchiuso il mistero della vita della Santissima Trinità e di tutte le
perfezioni esistenti nelle creature, le quali non sono altro che un eco
diverso, un inno di lode in toni multicolori di questo primo bellissimo
mistero.
Noi dobbiamo pur servirci delle parole
tratte dal vocabolario delle creature, dato che non ne abbiamo altre,
anche se dobbiamo ricordarci sempre che si tratta di parole assai
imperfette.
Chi è il Padre? Che cos'è ciò che
costituisce il Suo essere? La generazione, poiché Egli genera il Figlio,
dall'eternità e per l'eternità genera sempre il Figlio.
Chi è il Figlio? È colui che è generato, poiché sempre e dall'eternità è generato dal Padre.
E chi è lo Spirito? È il frutto
dell'amore del Padre e del Figlio. Frutto dell'amore creato è una
concezione creata. Pertanto, il frutto dell'amore, del prototipo di
questo amore creato, non è niente altro che una concezione. Lo Spirito,
perciò, è una concezione increata, eterna, è il prototipo di qualsiasi
concezione di vita nell'universo.
Quindi, il Padre genera, il Figlio è
generato, lo Spirito procede, e questa è la loro essenza, per la quale
si distinguono l'uno dall'altro. Li unifica, invece, la medesima natura.
L'esistenza divina per essenza.
Lo Spirito, perciò, è una concezione santissima, infinitamente santa, immacolata.
Nell'universo noi incontriamo ovunque
un'azione e una reazione uguale a tale azione, ma contraria, un'andata e
un ritorno, un allontanamento e un avvicinamento, una divisione e una
unificazione. La divisione, però, è sempre per l'unificazione, la quale è
creativa. Ciò non è altro che un'immagine della Santissima Trinità
nell'attività delle creature. L'unificazione è amore, amore creativo. E
non altrimenti procede l'attività di Dio al di fuori di se stesso: Dio
crea l'universo e questa azione è in certo qual modo una separazione.
Mediante la legge naturale ricevuta da Dio le creature, dal canto loro,
si perfezionano, divengono simili a questo Dio, ritornano a Lui; le
creature ragionevoli, poi, Lo amano coscientemente e si uniscono sempre
più a Lui mediante tale amore, fanno ritorno verso di Lui. Inoltre, la
creatura totalmente piena di questo amore, di divinità è l'Immacolata,
senza la benché minima macchia di peccato, Colei che non deviò mai in
nessuna cosa dalla volontà divina. Ella è congiunta in modo ineffabile
con lo Spirito Santo, per il fatto che è Sua Sposa, ma lo è in un senso
incomparabilmente più perfetto di quello che tale termine può esprimere
nelle creature.
Di quale genere è questa unione? Essa è
innanzi tutto interiore, è l'unione del Suo essere con l'essere dello
Spirito Santo. Lo Spirito Santo dimora in Lei, vive in Lei, e ciò dal
primo istante della Sua esistenza, sempre e per l'eternità.
In che cosa consiste questa vita dello
Spirito Santo in Lei? Egli stesso è amore in Lei, l'amore del Padre e
del Figlio, l'amore con il quale Dio ama se stesso, l'amore di tutta la
Santissima Trinità, l'amore fecondo, la concezione. Nelle somiglianze
create l'unione d'amore è la più stretta. La sacra Scrittura afferma che
saranno due in una sola carne [cf. Gen 2, 24] e Gesù sottolinea: “Così
che non sono più due, ma una carne sola” [Mt 19, 6]. In un modo senza
paragone più rigoroso, più interiore, più essenziale, lo Spirito Santo
vive nell'anima dell'Immacolata, nel Suo essere e La feconda, e ciò fin
dal primo istante della Sua esistenza per tutta la vita, ossia per
sempre. Questa Concezione Immacolata Increata concepisce immacolatamente
nel grembo dell'anima di Lei [Maria] la vita divina, ossia la Sua
Immacolata Concezione. Pure il grembo verginale del corpo di Lei è
riservato a Lui, che vi concepisce nel tempo - come tutto ciò che è
materiale avviene nel tempo - anche la vita divina dell'Uomo-Dio.
E così il ritorno a Dio, la reazione
uguale e contraria procede per la via inversa a quella della creazione.
Quanto alla creazione [tale cammino viene] dal Padre attraverso il
Figlio e lo Spirito, mentre qui, per mezzo dello Spirito, il Figlio si
incarna nel grembo di Lei e, attraverso Lui, l'amore ritorna al Padre.
Ella, poi, inserita nell'amore della
Santissima Trinità, diviene fin dal primo istante dell'esistenza, per
sempre, in eterno, il complemento della Santissima Trinità.
Nell'unione dello Spirito Santo con Lei,
non solo l'amore congiunge questi due Esseri, ma il primo di essi è
tutto l'amore della Santissima Trinità, mentre il secondo è tutto
l'amore della creazione, e così in tale unione il cielo si congiunge con
la terra, tutto il cielo con tutta la terra, tutto l'Amore Increato con
tutto l'amore creato: è il vertice dell'amore.
A Lourdes, poi, l'Immacolata non si è autodefinita: “Concepita senza peccato”, ma, come racconta la stessa santa Bernardetta:
“In quel momento la Signora stava ritta
sopra il cespuglio di rose selvatiche nel medesimo atteggiamento in cui
viene raffigurata nella medaglia miracolosa. Alla mia terza domanda il
Suo volto assunse un'espressione di gravità e nello stesso tempo di
umiltà profonda... Congiungendo le palme delle mani come in preghiera,
le sollevò fino all'altezza del petto... volse lo sguardo verso il
cielo... quindi, allargando lentamente le mani e inchinandosi verso di
me, disse con una voce, nella quale si poteva notare un leggero tremore:
"Qué soy éra Immaculada Councepsiou" (Io sono l'Immacolata Concezione) ”.
Se fra le creature una sposa riceve il
nome dello sposo, per il fatto che appartiene a lui, si unisce a lui, si
rende simile a lui e, in unione con lui, diviene fattore creativo di
vita, quanto più il nome dello Spirito Santo, “Immacolata Concezione”, è
il nome di Colei nella quale Egli vive di un amore che è fecondo in
tutta l'economia soprannaturale.

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